“Gli immortali” è un singolo del cantautore italiano Jovanotti, pubblicato il 27 febbraio 2015 come secondo estratto del tredicesimo album in studio Lorenzo 2015 CC.
Mia Leukos,
la storia di questa settimana ci farà molto riflettere. Accogliamo il grido composto di due liceali che si interrogano sul loro futuro partendo da un presente privo di spensieratezza e forse troppo pesante per la loro età. In questo estenuante momento storico, dove tutti hanno bisogno di tutto: “che ne sarà di loro?”
“Loro” che alla loro età si sentono invincibili ed immortali…
Melas
“Che ne sarà di noi?”
Il coronavirus è entrato come un fulmine a ciel sereno nelle nostre vite tracciando una linea netta tra il prima ed il dopo. Impossibile dimenticare quel febbraio del 2020. Era il periodo di Carnevale e le strade erano gremite di bambini spensierati e di adulti felici. Era il periodo delle maschere che in un attimo, però, si sono tramutate in mascherine: qualcosa stava cambiando, ma noi non eravamo ancora pronti a capirlo, o forse, non volevamo farlo.
Chi l’avrebbe mai detto che il 4/03/2020 sarebbe stato il nostro ultimo giorno di scuola? Un giorno normalissimo: sveglia presto, la solita corsa per non arrivare in ritardo, il solito caffè con gli amici alla macchinetta, il solito banco e la speranza di evitare l’ennesima interrogazione. Furono i prof ad annunciarci una possibile chiusura. Sguardi d’intesa e sorrisi si facevano largo tra i banchi, tutti pensavamo alle verifiche da rimandare, alla possibilità di uscire di più e di fare più tardi la sera senza la preoccupazione della sveglia la mattina seguente. Ma purtroppo, come sappiamo, non sono state chiuse soltanto le scuole.
“E ora che si fa?”, questa era la domanda che risuonava nella testa di ognuno di noi. Nel giro di qualche giorno fummo catapultati in una nuova realtà dove il distacco dalla socialità era già evidente e, ormai consapevoli di tutto quello che sarebbe arrivato, sentivamo crescere dentro di noi la voglia di scappare. L’unica consolazione era sapere di non essere i soli a vivere quella situazione.
Le iniziative sui social furono tante: allenamenti online, concerti improvvisati in diretta sui social, tutto con il solo scopo di sentirsi parte di una comunità che, nel disagio, era riuscita a trovare un modo per evadere. Con il tempo è diventato estenuante svegliarsi la mattina e non sapere cosa fare, o meglio, fare esattamente quello che si era fatto il giorno prima e che, con molta probabilità, si sarebbe ripetuto il giorno dopo. Le nostre giornate si dividevano tra letto, divano, serie tv, videochiamate, lezioni online, studio e ancora letto, divano e così via. Sembrava di essere in un girone dantesco, destinati a vivere quella “pena” in eterno.
Ebbene si, perché quella situazione per noi era una pena.
Ad ogni aggiornamento in merito a contagi e decessi, ognuno di noi ha cominciato a chiedersi: “ma ho davvero motivo di lamentarmi?”. Eravamo in gabbia, ma pur sempre una gabbia d’oro, circondati dai nostri familiari, i nostri comfort, e soprattutto avevamo una cosa che a molti mancava: la salute. Avere degli obiettivi, imparare a fare qualcosa per cui prima non avevamo tempo, coltivare un hobby, erano queste le semplici attività che riempivano le nostre giornate.
Abbiamo imparato a dare la giusta importanza al nostro tempo. Quante volte abbiamo rimandato un appuntamento, un impegno, l’invio di un messaggio, una visita ai nonni, un caffè con un’amica, anche per motivi futili? E se quell’appuntamento non lo avessimo rimandato? E se avessimo risposto in tempo a quel messaggio?
Seneca scriveva “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne sprechiamo molto”. Forse noi giovani ci sentiamo invincibili, sicuri che nulla possa toccarci o scalfirci, eppure è bastato toglierci la possibilità di “vivere” in modo autonomo per capire che, forse, tanto invincibili non siamo. Questa situazione ci ha resi vulnerabili, deboli, ci ha portato, più e più volte, a sentirci piccoli, troppo piccoli per una realtà che, a volte, sembra quasi risucchiarci. Ci siamo sentiti degli inetti, proprio come Zeno Cosini, nel romanzo di Svevo: sopraffatti dagli eventi e convinti di non poterli controllare, desiderosi di evadere dalla realtà rifuggiandosi nella fantasia.
Abbiamo trovato una via di fuga tentando di avvicinarci al nostro “locus amoenus”, un luogo da noi idealizzato e considerato piacevole.
Eravamo pesci in un acquario che sognavano il mare. E mentre una parte di noi desidera continuare a sognare, un’altra non vede l’ora di affrontare la nuova realtà che ci aspetta: Come diventeremo? Che sarà di noi?
Anna & Rosa
Rifugiarsi nel passato o affrontare il futuro?
Raccontalo a Melas
Leukos:
“ Immortali…come i bambini”
E’ passato poco più di un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Un nemico invisibile ci ha costretti a rivedere le nostre abitudini, i nostri ritmi, la nostra “normalità”. Gli adulti sono riusciti a trovare un equilibrio, seppur precario, fatto di smartworking, ricette da sperimentare, attività casalinghe di ogni genere; adulti che, in un modo o nell’altro (e mai senza difficoltà) hanno potuto contare sulla propria idea di progettualità, nonostante le restrizioni.
Ma cosa è accaduto ai giovani? Ricorderete tutti le reazioni dei ragazzi all’inizio della pandemia: aperitivi ad ogni costo e azioni difensive in nome della libertà. Semplicemente adolescenti in preda ad un “contagio emotivo”, che li ha allontanati dalla realtà oggettiva finendo col catapultarli in un mondo parallelo nel quale negare il problema.
Mia cara Melas, in quella gabbia dorata di cui parlano le ragazze, ci siamo finiti davvero tutti e molti di noi hanno addirittura deciso di restarci. Troppi giovani, infatti, si sono adattati a questo nuovo stile di vita, hanno smesso di ricercare stimoli fuori casa rifugiandosi completamente nel mondo virtuale o, ancor peggio, nella totale indifferenza nei confronti delle relazioni umane. Un fenomeno in crescita già prima della pandemia e diffusosi inizialmente in Giappone con il nome di hikikomori. Si tratta di giovani che decidono di ritirarsi dalla vita sociale, probabilmente perché sottoposti a forti pressioni sul versante dell’autorealizzazione.
E’ giusto allora pensare a come la spinta alla realizzazione dei nostri ragazzi sia stata messa in standby da un virus inizialmente sconosciuto. La possibilità di agganciare i vissuti trasformativi tipici dell’adolescenza con la necessità di entrare gradualmente nel mondo degli adulti è realmente sospesa, e questo impone agli adolescenti di sostare senza scadenza nel sistema emotivo della famiglia, quel sistema indispensabile alla crescita ma dal quale prima o poi è auspicabile differenziarsi.
Gli adolescenti invincibili hanno dovuto necessariamente fare i conti con la caducità della vita, con la responsabilità per la salute dei propri cari, con l’imposizione di nuove regole (dal distanziamento alla didattica a distanza) che hanno influito sul loro sviluppo psicofisico. Nessun viaggio di maturità, nessuna sosta davanti alla scuola, nessun abbraccio. Nessuno spazio per evadere dal contesto familiare, appesantito da una convivenza troppo lunga e spesso forzata, nessuna forma di trasgressione con i pari, che, ci tengo a sottolinearlo, rappresenta un passo fondamentale affinchè l’adolescente possa completare il proprio percorso evolutivo.
E’ giunto il momento di abbandonare l’idea di un’immortalità che muta lo scandire del tempo, lo rende percorribile in orizzontale, lo invade e lo decompone ma, strano a dirsi, non lo rende accessibile.
Gli individui che si adattano al tempo che passa e alla passività dettata dalle circostanze hanno già rifiutato l’accesso alla bellezza della vita. Ciò che il lockdown ha permesso a tutti noi è di trovare una via d’accesso a quella bellezza. Ci ha imposto il confronto con noi stessi e ci ha dato modo di dare al tempo un significato nuovo, forse più personale.
L’adattamento di fronte ad eventi avversi ( e non) è tipico dell’essere umano. Ciò che lo differenzia dal disadattamento è la capacità del soggetto di avvalersi delle risorse di cui dispone, interne ed esterne, che gli permettono di sperimentare la novità ed il cambiamento senza lasciarsi seppellire dall’angoscia. La più grande risorsa di cui tutti noi disponiamo, compresi i nostri giovani, risiede nel concetto stesso di “immortalità”. Melas, l’immortalità qui intesa ha a che vedere con l’intenzione di vivere cogliendo gli attimi che abbiamo a disposizione, restando presenti a noi stessi nel “qui ed ora” delle nostre giornate. Si può essere immortali conservando un tempo per crescere, per tornare indietro e per fermarsi. E questo è il messaggio lanciato da Lorenzo Jovanotti nella sua “Gli immortali” che si apre così: “Sotto la curva del cielo in un applauso di stelle ho salutato la mia gioventù per ritornare bambino procedendo in avanti senza passare dalla saggezza”. Ecco svelato il segreto per ridare forma e senso alla nostra progettualità: lasciar scorrere il tempo senza pre-occuparsi di ciò che sarà domani imparando a vivere da immortali come fanno i bambini nella loro incoscienza.
Leukos



Questo articolo mi ha emozionato molto, leggerlo mi ha fatto rivivere i momenti difficili che abbiamo dovuto affrontare.
Fortuna,
Grazie per il tuo commento.
Leukos & Melas
Questo articolo mi ha colpito molto, è un discorso profondo, e nulla speriamo che finisca presto tutto ciò.
Grazie davvero anche per questo altro articolo che mi ha toccato le corde del cuore. Allora mi viene da chiedervi care Melas e Leukos, come si fa a riacquistare “quell’immortalità” che anche noi da bambini avevamo? Da piccoli non si ha memoria, forse perché consapevoli che, alle volte, la strategia migliore da adottare è non ricordare il passato, non sperare nel futuro, quindi non avere aspettative, ma limitarsi semplicemente a vivere il presente. Allora mi viene da pensare che i bambini, nella loro ingenuità e spensieratezza, ci possono aiutare a ricordare ciò che, nella vita di tutti i giorni,da adulti,dimentichiamo. Dovremmo essere degli eterni Peter Pan e fare della nostra vita, anche se complicata, tortuosa, incasinata, frenetica, talvolta noiosa, gioiosa, stimolante e non, la nostra isola che non c’è.
Questo depauperamento della tanta agognata normalità esisteva anche prima e per molti purtroppo. Tanti sono frodati dalle mancanze che la società e tanto tanto altro impongono ma quelli non li calcola nessuno perché stanno zitti e si arrangiano… Spero che questa pandemia che ci ha reso tutti un po’ più uguali perché a prescindere il virus non ha scelto.. Ha colpito indistintamente e inesorabilmente… Accenda veramente i riflettori su come gestire e risolvere con vera intenzione i problemi di tutti e non solo di chi ci guadagna o ci manipola per suo ritorno opportunista. Esistiamo e anche i problemi già molto prima del covid… Cambierà qualcosa?
Anele,
grazie per questa tua riflessione. Sicuramente i problemi, i disagi, le incertezze ci appartengono da sempre. La pandemia ci ha costretti a guardare alle nostre vite con occhi differenti e nel bene o nel male, ha insegnato qualcosa a tutti noi”
Leukos & Melas
Articolo molto scorrevole e soprattutto molto vicino al lettore per quanto mi riguarda.
Complimenti ad entrambe le ragazze
Cyrus,
il tema in questione vuole essere in qualche modo vicino ai ragazzi ed accogliere le loro emozioni. Crediamo che in questo difficile momento si dia loro troppa poca attenzione. Il blog, in attesa del prossimo articolo, è a loro completa disposizione…
Grazie
Leukos & Melas
anche io ricordo perfettamente quel dannato giorno come un segno indelebile sulla nostra pelle impossibile era lasciar perdere il pensiero che qualcosa inevitabilmente sarebbe accaduto ma nulla potevamo fare per evitarlo, sembrava l’inizio nel celebre film di Will Smith “io sono leggenda”. ma nessuno poteva immaginare che la normalità sarebbe diventa
la cosa più preziosa
Giandomenico,
hai perfettamente ragione! Restiamo in attesa della cosa più preziosa, sperando di non metterci in marcia nel Vermont…
Grazie.
Leukos & Melas
Questo articolo mi ha molto emozionato. Grazie
Questo articolo è molto interessante perché ha ben descritto la situazione covid che stiamo vivendo noi ragazzi. Spero passi al più presto.
Grazie per il tuo commento.
Leukos & Melas