Frida Khalo, Diego nella mia mente, 1943, The Jacques and Natasha Gelman Collection & The Vergel Foundation.
Mia Leukos,
Richiesta insolita nella mail del nostro blog…
“Ho bisogno di piangere e non ci riesco”. Questo è ciò che scrive Mia in una calda giornata di giugno.
Dopo più nulla…
Le ho scritto più volte ma non ho mai ricevuto risposta.
Qualche giorno fa in una mail lei, come un fiume in piena.
Melas
MANCATO AMORE
No!
Non può essere vero, non posso crederci, non voglio crederci!
La mia mente rifiuta la tua scomparsa… Troppo giovane, troppa vita in te per finire così!
Trascorro giornate immersa nei tuoi ricordi e mi ci aggrappo. Ti rivivo nei flashback di quello che siamo stati e ti ritrovo lì dove ti ho lasciato vent’ anni fa, in un posticino nascosto del mio cuore, quello che spetta agli amori rubati, agli amori impossibili come sarebbe stato il nostro.
Ma il tempo in tutti questi anni non avrebbe dovuto cancellare tutto e guarire le ferite che ci siamo fatti?
A quanto pare il tempo si è fermato per me, attraverso il ricordo mi catapulta nel passato che mi appare più vivo che mai e mi invade di dolore per tutto quello che non siamo potuti essere e per la tua prematura scomparsa.
Non ti ho mai più rivisto eppure ricordo ogni cosa di te: la tua voce che diventava melodia quando ci sentivamo, i tuoi occhi che mi cercavano ovunque, le tue mani che mi rubavano per portarmi via.
Eri un’anima bella, buona, pura e piena d’amore per me.
L’impossibilità del nostro amore ci ha divisi e la vita poi ha fatto il resto portandomi lontana, anche da te. Ricordo che quando arrivò il giorno della mia partenza, desiderai con tutta me stessa che tu mi avessi impedito di partire, ed invece quell’aereo vent’anni fa riuscì a decollare. D’altronde come avresti potuto? Sarebbe stato uno scandalo e non potevamo permettercelo!
Ora mi chiedo: è stata solo una mancanza di coraggio?
Probabilmente no. Sapevamo in fondo in fondo che non avremmo retto il confronto con la vita reale perché estremamente diversi. In ogni caso, ho sempre creduto che la nostra scelta finale, se pur sofferta, è riuscita a conservare negli anni il nostro strano e folle amore che ora la tua assenza rende addirittura immortale.
Dopo di te mi sono trasferita in un’altra città, ho cambiato lavoro e nel giro di qualche anno mi sono anche sposata.
È dall’altra parte dell’Italia che mi è arrivata la notizia di quello che ti è accaduto e…
Sono disperata, sono settimane che ti parlo e ti sento vicino, mi rendo conto che tutto questo è assurdo ma non riesco a farne a meno. Sempre più spesso mi ritaglio dei momenti per stare da sola in modo da entrare appieno in contatto con te, ho bisogno di sapere se hai avuto una vita serena, se hai amato ancora e sei stato amato e se sei rimasto un sognatore affascinato dai tramonti e dal mare.
Ripenso a quando mi stringevi così forte che smettevo di respirare, mi dicevi che solo così il tuo abbraccio sarebbe durato anche con la tua assenza. Mi chiamavi Mia ed io lo adoravo, mi sussurravi: “per sempre comunque vada” .
Tutto questo io lo rivivo, adesso.
Cosa mi sta succedendo?
Mia
Racconta a Melas il tuo amore impossibile
Leukos:
“Nella mente, nel corpo, nell’anima”
“La morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato” scriveva Oriana Fallaci.
La morte di un amore può distruggerci anche quando non lo abbiamo vissuto fino in fondo.
Sono qui per rispondere a Mia, sono qui perché penso a quante volte siamo rimasti ancorati al passato, a quante volte abbiamo deciso di non correre verso qualcosa di nuovo, alle volte in cui ci sentiamo prigionieri dei ricordi, del tempo, delle sensazioni.
Un amore che profuma di rimpianto, un futuro già scritto ma vissuto dall’esterno.
Esistono passioni folli, amori non corrisposti, dipendenze che ci ostiniamo a definire amore.
Dire addio al passato e a quell’amore è fondamentale. Immaginate di salutare un corpo, immaginate di vivere un lutto.
Frida Kahlo è l’emblema dell’amore che resiste, che sconfina e che non lascia andare. Penso immediatamente ai colori ed alle linee del suo “Diego nella mia mente”, un dipinto in cui l’artista è raffigurata con l’immagine del marito Diego sulla fronte: lui è lì, non va via nonostante tutto.
A testimoniarlo sono i colori, a confermarlo i fiori che circondano il corpo della donna.
Cosa fare quando il nostro Diego non va via? Quando Diego rimane dentro di noi, quando anche il suo corpo non c’è più e noi non eravamo lì?
Dire addio è fondamentale per la crescita. Salutare ciò che non è più è l’unica risposta accettabile per affrontare un “lutto”. Certo sembrerà difficilissimo e lo è.
Un addio per ricominciare è fatto di scelte e si concretizza nel coraggio di trovare le giuste risorse dentro e fuori di noi. Le scelte di cui parlo riguardano la nostra volontà di “sostare” nel dolore, di sentirlo e respirarlo senza cercare una via di fuga a tutti i costi. L’insieme di cambiamenti che derivano da una perdita, sia sul piano fisico che psicologico, sono inevitabili. Il nostro compito è ritrovare un equilibrio che non somigli a quello precedenti ma che ci definisca in un modo tutto nuovo. La rabbia ed il senso di colpa imparano a coesistere, noi nel frattempo decidiamo se crollare o diventare più forti.
Durante la sosta nel dolore i nostri sistemi di relazioni (familiari, amicali, lavorative) possono prepararci alla ripartenza. Ma non si può ingranare la marcia senza salutare quel corpo, quell’amore, quella perdita. Forse bisogna immaginarlo quel saluto, leggerlo nella nostra mente e pensare a quel che rimane. Forse bisogna costruire un rituale dentro di noi che ci permetta di conservare qualcosa di quella persona, senza rimuginare a vita su quello che è stato.
Dico forse perché ogni perdita è diversa, dico forse perché è più bello.
Frida non ha mai salutato Diego ed i suoi tradimenti, è rimasta immobile con quell’idea salda in testa. E, lo sappiamo bene: Non si può salutare qualcuno restando fermi.
Mia, ti auguro di ritrovare il modo di “muoverti” nel mondo e nell’amore.
Leukos


