Umberto Boccioni, Stati d’animo serie II: Gli addii , 1911, Olio su tela, cm 71×96, New York, Museum of Modern Art
Chi sono
Sono l’attesa del viaggio
Sono l’abbraccio prima del distacco
Sono la nostalgia durante il cammino
Sono l’euforia dell’arrivo
Sono la felicità del momento
Sono la valigia che si apre
Sono la curiosità di trovare
Sono la consapevolezza di tornare
Sono l’ultimo saluto
Sono la mestizia sulla faccia
Sono il cuore che si spezza
Sono il tormento del ritorno
Sono la lacrima sul viso
Sono il senso che rimane
Sono il ricordo che rivive
Sono la speranza di ritrovare
Sono il tempo che ci farà rincontrare.
Melas
L’enorme valigia verde
A tutto il popolo delle anime viaggianti, a quelle che partono e non si dimenticano di tornare, a quelle che vanno perché non vogliono più restare ed a quelle che rimangono e aspettano.
A chi, come me, da anni ha lasciato la sua terra, ma si è portata con sé le sue radici.
Sono Melas e vi condurrò nel mio luogo del cuore…
Non sempre il tempo riesce a guarire, risolvere, lenire e in alcuni casi amplifica, rafforza e, a volte, esaspera un sentimento; noi emigrati lo sappiamo bene. Per noi la nostalgia e il ricordo del posto dove siamo cresciuti aumenta con il passar degli anni e si manifesta attraverso un tripudio di emozioni che accompagnano il tragitto di andata e ritorno dal nostro luogo del cuore. Da sempre, il mondo è un teatro di gente che si sposta da un posto all’altro e il fenomeno in alcuni momenti storici si è manifestano in maniera intensa, massiva e purtroppo forzata. Pensiamo al flusso migratorio contemporaneo, dove è tragicamente assurdo che nel XXI secolo il trasferimento di cospicui gruppi di persone venga attuato per mancanza di libertà, assenza di democrazia, violazioni dei diritti e discriminazioni. Persone di ogni età tentano una traversata in mare, fuggendo dal paese di origine e rischiando la vita, solo per l’utopica prospettiva di un’ esistenza migliore, che il più delle volte non esiste. L’aspetto emotivo di questi individui resta qualcosa di invalicabile e incomprensibile per chi non ha mai vissuto un esperienza così cruenta. Si può soltanto auspicare che il loro coraggio sia supportato dalla possibilità di trovare quello che cercano.
Le emozioni di cui provo ad essere portavoce riguardano invece coloro i quali migrano per esigenze più elementari e magari volontarie quali, le necessità lavorative, il ricongiungimento con il partner, esperienza di vita all’estero o, più semplicemente, per il piacere di farlo. Dietro questi spostamenti, apparentemente più naturali, ma non per questo meno importanti, c’è un infinità di cuori che palpitano, gioiscono e si infrangono, non solo per chi va, ma anche per chi resta. Ovviamente, a seconda del ruolo che si vive, i sentimenti che entrano in gioco sono diversi, ma con un unico denominatore comune: l’intensità. Tutti quelli che hanno preparato una valigia per andare o per tornare, per lunghi periodo di tempo, credo che non abbiamo potuto ignorare, nonostante la fretta che possa aver accompagnato quest’azione, quella costante sensazione che si è manifestata in prossimità dello stomaco, spesso anche alcuni giorni prima.
Circa dieci anni fa, in una giornata di caldo agosto, anch’io ho preparato la valigia della mia vita: era verde ed era enorme. Ricordo ogni attimo di quel tempo. Non ho dormito per tutta la settimana antecedente alla mia partenza e i sentimenti che predominavano in me erano di ansia mista a malinconia, coraggio e aspettative. Stavo per lasciare i miei affetti più cari e questo era il prezzo che mi era stato chiesto per raggiungere chi mi aveva fatto innamorare e anche per compiere la mia realizzazione professionale. Dunque, scelta ponderata e libera, ma non priva di paure e incertezze. Mancavano solo due giorni alla mia nuova vita, avevo aperto l’enorme valigia verde sul letto matrimoniale della mia camera da letto e ricordo che la fissai per minuti, prima di cominciare a riporre all’interno i miei effetti personali. Quando sai di dover andare via per lungo tempo anche il suppellettile più inutile che fa parte del tuo arredo diventa importante e sembra addirittura funzionale al tuo distacco; proprio a quell’oggetto, parso per anni insignificante, si affida la speranza di sentirsi, nel posto nuovo che ci attende, ancora a casa. Tuttavia, tra una lacrima e qualche ricordo che involontariamente affiorava nella mia mente, riuscii a raccogliere all’interno della grande valigia verde, tutto quello di cui non avrei potuto fare a meno. L’impresa fu abbastanza ardua, durò molte ore ed era quasi buio quando adagiai la valigia aperta ai piedi del letto e mi tuffai nei miei tanti pensieri. Il bagaglio aperto fino a pochi minuti dalla partenza è abitudine consolidata di quasi tutti i viaggiatori, soprattutto per ragioni pratiche, in quanto ci sono oggetti che vanno riposti all’ultimo istante, ma nel mio caso, quella volta, l’enorme valigia verde aperta, decretava l’addio dal mio luogo del cuore, rendendo immobile e sospeso tutto quello che c’era in quella casa, me compresa.
“Napoli, stazione centrale, 13.45, binario 24”, fu l’unica frase che pronunciai a mio padre la mattina della mia partenza. Il giorno era arrivato e, con lui, anche il momento dei saluti, pronti ad irrompere un insolito silenzio. Il mio odio per i saluti è consolidato da tempo; a seconda del caso li trovo tristi o noiosi e quelli con l’aggiunta dei convenevoli, addirittura inutili e a tratti falsi. Non posso però non ammettere che sono un indiscutibile gesto di educazione e pertanto li adopero anch’io, quando proprio devo. Fosse stato per me, sarei andata via senza salutare, il non saluto in quel momento avrebbe evitato guardi struggenti e abbracci strazianti e avrebbe congelato il distacco, facendolo apparire come un allontanamento breve, quasi indolore. In ogni caso, con la chiusura dell’enorme valigia verde, accadde tutto quello che avrei voluto non accadesse. Fu un addio vero e proprio e appassionato come pochi, perché tutti eravamo consci del fatto che, nonostante i miei futuri ritorni, da quel momento in poi la mia quotidianità sarebbe stata altrove e la vita di chi restava, sarebbe cambiata. Mio padre aveva deciso di evitare il primo atto e mi aveva aspettato in auto, fumando l’ennesima sigaretta della mattina (ha smesso il mese successivo al mio trasferimento, dichiarando poi che con la mia “sistemazione” non aveva più grossi pensieri che richiedessero il fumo). Quando salii in auto, i miei occhiali da sole non riuscirono più a contenere le lacrime, ma ciò nonostante il mutismo regnò sovrano fino all’arrivo in stazione.
Quando arrivammo, con circa mezz’ora d’anticipo, il treno era già lì. Trascinammo l’enorme valigia verde sul vagone e mio padre mi accompagnò al posto prenotato. L’addio era giunto anche per noi. Noi, che avevamo vissuto degli anni dolorosi, noi che da quel momento non avremmo più vissuto insieme, noi che avevamo perso da qualche mese la donna (mamma/moglie) della nostra vita, eravamo lì e lui, il mio papà, in quel momento perdeva anche me. Mi voltai dopo aver incastrato la valigia nel suo vano; le mie lacrime non si erano mai arrestate, sollevai gli occhiali e lo guardai. I suoi occhi erano lucidi, duri, fermi, ci stringemmo in un abbraccio irripetibile e mi affidò alla vita dicendo unicamente “Ciao”. Io, per tutte le lacrime che continuavo a mangiare, non riuscii neanche a rispondere a quel ciao e lui mi lasciò così, scese dal treno e non si volto più.
Per anni ho riflettuto sull’atteggiamento quasi distaccato che ebbe mio padre quella mattina di agosto, sulla sua compostezza, sulla forza mostratami e trasmessa. Per anni mi è mancata un parte emotiva che non riuscivo bene a capire e mi sono sempre chiesta: “Perché neanche una parola di più in quell’addio?”. Da quando sono diventata mamma ho capito. Oggi so perfettamente che in quel “Ciao” c’era tutto quello di cui avevo bisogno per poter volare e poter tornare.
Dopo qualche minuto un audio messaggio avvisò dell’imminente partenza del treno e il rumore delle rotaie sui binari cominciò a rimbombarmi nella testa, troppo piena in quel momento per contenere anche quel fischio. Mi rannicchiai sulla comoda poltrona singola e, appoggiando la testa al finestrino, guardai per ore le immagini che fuori dal vetro correvano veloci, ma dentro di me proiettavano lenta la mia vita; solo a Firenze realizzai di essere su quel treno per Milano. Nella borsa avevo una pochette porta trucchi, andai alla toilette, sciacquai ripetutamente il viso, mi guardai allo specchio e quando cominciai a truccarmi, un altro audio messaggio disse: “Siamo in arrivo nella stazione di Milano Rogoredo”. Ero arrivata nella mia nuova vita. Recuperai tutti i miei oggetti e mi diressi verso l’uscita. Mentre il treno rallentava, prima di fermarsi, mi accorsi che lui, l’uomo della mia vita, era li ad aspettarmi. Quando le porte si aprirono ci perdemmo in un lungo bacio e mi portò via, insieme alla mia enorme valigia verde.
Ci sono dei luoghi dove “è sempre casa”. Si può andare a vivere dall’altra parte del mondo, fare carriera e fortuna, ma, quando arrivi nel tuo posto del cuore, tutto si ferma, ritorna o riparte esattamente da dove l’ hai lasciato. Sapori e odori rievocano ricordi ed i suoni tornano come la melodia più bella. E’ da quel posto che parte la tua storia ed è da lì che si diramano le tue radici, che ti seguiranno ovunque andrai.
Melas
Di che colore è la valigia della tua vita?
Raccontalo a Melas
Leukos:
“Cosa portiamo con noi nell’enorme valigia verde?”
Viaggiamo da sempre e lo facciamo per i motivi più disparati. Il nostro irrefrenabile desiderio di “mobilità” ci pervade al punto da farci dare per scontati i motivi per cui decidiamo di partire. In quella valigia verde ci sono sicuramente diverse parti del nostro Sé, dei nostri bisogni e dei nostri desideri; le nostre paure ma anche tutto ciò che “lasciamo”: in parole semplici, l’intenso legame tra passato, presente e futuro.
La valigia in questione non è quella del turista, di colui che attraversa in poco tempo tutte le fasi del viaggio, le quali sono assimilabili a quelle del ciclo di vita: partenza (nascita), permanenza (adolescenza e vita adulta), ritorno (morte). Il “Partire”, nell’accezione usata da Melas, attiene ad un processo più lungo e tortuoso e che ci riguarda da vicino. Lasciare la nostra “prima casa”, il luogo in cui il passato ha preso forma nel tempo, comporta sempre una perdita…in che senso? La nostra consapevolezza e le nostre scelte “trasformano” le relazioni familiari, i ruoli, i confini che fino a quel momento ci apparivano ben definiti (ma non necessariamente funzionali). L’individuo sano sa di poter lasciare quella casa portando in valigia un pezzettino di quei legami, tollerando il dubbio e l’incertezza di ciò che sarà.
Pensando alle emozioni che accompagnano una partenza, mi è balzata alla mente un’opera di straordinaria bellezza e dal fortissimo potenziale evocativo.
Nel 1911 Umberto Boccioni dipinse il trittico degli stati d’animo: tre tele che potrebbero essere analizzate singolarmente ma che insieme riassumono la naturale trasformazione di cui diveniamo protagonisti quando decidiamo di andare via.
La prima tela si intitola “Gli addii” e forte è il richiamo a “L’abbraccio prima del distacco” citato da Melas: il momento dei saluti, il momento in cui il passato decide di farsi potenzialmente da parte. Un rituale di passaggio insomma, attraverso il quale ci assumiamo la responsabilità di affrontare la rigidità o la fluidità dei nostri confini familiari, la tendenza a ricoprire ruoli che non ci soddisfano ma anche a seguire copioni già scritti e tramandati di generazione in generazione. Viaggiare, in fondo, ci permette di attraversare i confini…ma con una valigia così speciale possiamo anche concederci di oltrepassarli e conservarli in memoria. La tela degli Addii è facilmente riconoscibile poiché reca il numero del treno in partenza, il 6943. Quella locomotiva, avvolta dai colori scelti dall’artista, è pronta ad intraprendere un viaggio fatto di linee evidenti ma sconnesse, incerte ma speranzose. La decisione di prendere quel treno è il risultato di un nostro desiderio immaturo di fuga oppure della necessità di dare senso alla nostra individualità. La prima figura con cui entriamo in relazione, come ben sappiamo, è la figura materna. Per questo motivo, La psicoanalista M. Mahler ipotizzò il passaggio del bambino da uno stato di inconsapevolezza del mondo esterno in cui si percepisce tutt’uno con la madre ad una fase in cui si riconosce come sé separato ed autonomo. In questo frangente vengono costruite le fondamenta dell’intero processo evolutivo. Il singolo ha come obiettivo quello di svincolarsi dal nucleo familiare attraverso un processo che M. Bowen, esponente della terapia familiare, chiama differenziazione. Differenziarsi non vuol dire allontanarsi (la famosa fuga di cui sopra) ma riuscire a riconoscere il peso dei propri miti familiari, affrontandoli e trovando le risorse giuste per poter far affidamento sulla propria famiglia senza sfociare in una dipendenza.
Dunque, la seconda tela del Boccioni, intitolata “Quelli che vanno”, rappresenta la velocità di quel treno, il trasporto emotivo dei viaggiatori, la confusione che diventa materia e soprattutto riassume perfettamente quanto teorizzato da Bowen: l’individuo differenziato non fuggirà, bensì partirà contemplando ciò che resta, si lascerà trascinare dal desiderio di crescere senza mai dimenticare i luoghi “del cuore”.
Dell’ultima tela, “Quelli che restano” ciò che cattura immediatamente lo sguardo è la presenza angosciante di coloro che rimangono immobili a salutare chi parte, assumendo le sembianze di fantasmi, i quali, in una famiglia “non differenziata” si personificano al punto da ancorarsi a coloro che non hanno ancora lasciato il nucleo. Avete mai sentito parlare di invischiamento e triangolazione? Mentre chi parte ha trovato un modo per “uscire” di scena, chi rimane rischia di lasciarsi trascinare in dinamiche disfunzionali (pensate ad un figlio che parte ed un altro che si ritrova a diventare l’unico collante tra due genitori che non comunicano più).
Insomma, nessun viaggio è tanto semplice da affrontare…ma di qualunque colore sia la nostra valigia, la cosa più importante è accettare di non sapere dove stiamo andando, riconoscere da dove veniamo e decidere da quale stazione partire.
Leukos



La mia enorme valigia era blu e la caricai su quel treno notturno del 14 Dicembre 2005 che dopo 14 ore mi avrebbe portato a Trieste.
Ricordo il peso eccessivo ma non di vestiti,ma di ansie,aspettative,emozioni vicine al cosiddetto salto nel buio.
Lasciavo la famiglia,gli amici e l’amore della mia vita salendo il primo gradino della scalata al vertice lavorativo che da sempre mi accompagna.
Un passo alla volta,un giorno alla volta,senza mai rivangare un passato da garzone in ogni mansione svolta.
Con la consapevolezza del mio passato e delle mie origini dal quale ho preso il carattere e i consigli, e dalla forza trasmessa dalla mia dolce metà,non mi sono mai lasciato vincere dalle difficoltà e nei tunnel ho sempre trovato quella luce per uscirne.
Mi è costato un pezzo di vita salire e scendere quella valigia,diventata anche più pesante e in compagnia spesso di altre,riempite ogni volta delle stesse emozioni della 1 volta per imbarcarsi in una nuova avventura con l’entusiasmo che serve a generare quella motivazione personale che ci fa affrontare ogni giorno al meglio.
Per anni ho percorso scale,salendo e scendendo da treni che mi portavano a fare il pendolare tra la casa del cuore e il lavoro per un futuro migliore per costruire la famiglia che desideravo.
Ogni volta che andavo via rivivevo le emozioni della prima volta e con loro dispiaciuto anche se con in faccia un sorriso beffardo,lasciando a malincuore affetti e amore.
Ma l’amore se vero supera tutto:distanze,difficoltà e incognite di ogni genere.
Nella vita ci vuole coraggio a prendere un treno che ti porta lontano:io ne ho presi tanti e alla fine ci sono rimasto sopra lavorativamente parlando!
Ricordo il viaggio che trionfante ed orgoglioso mi riportava a casa e nel quale ho pensato a tutto ciò che insieme a chi mi ha voluto bene ho superato:allora è proprio vero che chi semina prima o poi raccoglie.
Quella enorme valigia verde fu posata per sempre,con la pena di guardare i treni partire ogni giorno,fortunatamente senza di me a bordo questa volta!
Nella vita ci vuole solo il coraggio di credere in sé stessi!
Umberto,
“possiamo immaginare il peso di quella valigia. Ognuno di noi ha vissuto le tue stesse emozioni almeno una volta, chi consapevole e chi meno del sacrificio richiesto per realizzare i nostri sogni. Un plauso al tuo coraggio ed al tuo grande amore: continua a seminare, raccoglierai solo meraviglie”.
Leukos & Melas
Complimenti è stato davvero molto emozionante leggere L ‘enorme valigia verde…tanta verità …Una bellissima iniziativa Leukos e Melas.
Annamaria,
Liete di averti emozionato.
Grazie per il tuo commento❤
Leukos & Melas
Quando viaggiamo impariamo tante cose su noi stessi. Spesso,nella vita di tutti i giorni, è facile diventare pigri. Nella routine tutto è uguale, senza sorprese, una condizione che ci costringe di fatto a mettere il pilota automatico vivendo una vita senza una piena consapevolezza. Tutto ciò finisce per limitare il nostro essere, azzerare ogni istinto, rendendoci fragili. Finiamo per essere attori non protagonisti di una scenografia che è stata scritta da altri.
Quando viaggi, invece, il tuo istinto viene sollecitato acontinuamente : Posso fidarmi di questa persona? Sto andando nella direzione giusta? Sarà buono questa ristorante ? Più viaggi e piu impari a fidarti di te stesso.
Quando viaggi impari ad accttarti.
Non devi preoccuparti di essere ciò che non sei. Non devi badare a quello che dici e al modo in cui lo dici , perché chi incontri non ha intenzione di giudicarti: non conosce il tuo passato e conta solo il presente.
Viaggiare ti apre gli occhi.
Viaggiare ha il potere di sconvolgere le tue priorità e la tua scala ti valori, e mostrarti ciò che conta davvero per te.
Solo viaggiando conosci chi sei veramente. Solo assaggiando vite e culture diverse, siamo in condizione di scegliere. Spesso nasciamo e moriamo in uno schema che non ci appartiene, non essendone neanche consapevoli.
Viaggiate!!!
Complimenti di vero cuore Leukos e Melas per questa bellissima iniziativa! Ammetto di essere di parte, soprattutto,perchè uno dei miei posti del cuore è occupato dalla tenace, intraprendente e tenerella Leukos. Leggere il vostro articolo mi ha emozionato, mi ha fatto riflettere su tutte le volte in cui si parte per un viaggio di lavoro,di piacere, per raggiungere un sogno o per costruirsi una nuova vita. Una partenza, qualunque sia la meta e qualunque sia la valigia che uno porta con sè racchiude speranze, aspettative, sogni, delusioni di una vita che non va come vorremmo o di un periodo che vogliamo buttarci alle spalle.
Leggere il contributo di Leukos mi ha fatto pensare a quante valige ancora dovrò fare nella mia vita, eppure ogniqualvolta l’ho fatta per i motivi più disparati, provando a farci entrare tutto, perchè ( d’altronde quando so di dover andare in un posto che non sia casa mia, sembra che tutto mi appartenga e non ne posso fare a meno) mi sono sempre posta tante, forse troppe domande. Ma, come ha detto Leukos, con il suo contributo “nessun viaggio è tanto semplice da affrontare…ma di qualunque colore sia la nostra valigia, la cosa più importante è accettare di non sapere dove stiamo andando, riconoscere da dove veniamo e decidere da quale stazione partire”. Da oggi per me sarà proprio così, accetterò di non sapere dove sto andando, riconoscerò da dove vengo e soprattutto deciderò da quale stazione partire.grazie di tutto!! Vi seguirò e non vedo l’ora di rileggervi!!!!
Serena,
“Fatti carico della valigia che hai messo in un angolo per troppo tempo…continua a viaggiare con noi, continua a rincorrere i tuoi sogni. Viaggia ed esplora dall’interno verso l’esterno, raccogli il buono, accogli il cattivo e poi mettilo da parte. Conserva il meglio del tuo posto del cuore, io ne avrò cura così come della nostra amicizia ❤️”
Leukos & Melas
Il viaggio…la valigia… il distacco tra la vita passata e quella futura!
Io non ho mai avuto dubbi sulla mia voglia di andare perché il desiderio di cominciare una vita nuova con il mio amore era più forte…anche se sapevo di lasciare un pezzo del mio cuore, la mia famiglia!
Oggi da mamma mi ritrovo invece dall’altra parte, sono io quella che aiuta a preparare la grande valigia, quella viene “lasciata”, quella che vede il treno partire, quella che trattiene le lacrime per non far vedere al figlio che è debole, e anche se consapevole che i figli devono “volare” per raggiungere i loro obbiettivi ed essere felici,
un po’ tristezza ti assale! ❤️
Terry,
Ci è arrivato tutto l’ amore di mamma nel tuo commento! Non deve essere facile vedere un figlio che lascia il nido per volare, come dici tu. Preparare la valigia di tuo figlio, significa anche dimostrargli quanto tu lo sostenga nella sua scelta e per lui, saper di poter andare per poi poter tornare, è ciò che conta.
Grazie di cuore.
Leukos & Melas
Complimenti leukosemelas sono tornata indietro di 42 anni quando ho lasciato la mia terra e mi è tornato alla mente tutte le volte che tornavo per passare qualche giorno con la mia famiglia di origine… La cosa più dura però era il giorno della partenza, salutare i genitori con un nodo alla gola e trattenere le lacrime. Ogni anno era sempre più dura perché vedevo invecchiare i miei genitori e non sapere se al mio prossimo viaggio avrei potuto ancora riabbracciare. Grazie ragazze siete fantastiche perché date la possibilità alle persone di potersi aprire
Eh…si, più passa il tempo e più la nostalgia aumenta… il nodo alla gola, le lacrime, noi anime viaggianti lo sappiamo bene cosa si prova. Siamo liete di averti riportato nel tuo luogo del cuore dopo 42 anni.
Grazie a te e quando vorrai aprirti fallo pure liberamente così saremo noi ad emozionarci.
Leukos & Melas
Bellissima scoperta
Un blog che diventa posto del cuore e dell’anima
Complimenti a voi
Per me che non ho mai lasciato fisicamente il paese che amo, leggere questo testo è una liberazione. Sposo e mi immedesimo in quelle emozioni sincere e vere provate fino al midollo.
Mi ritrovo nella chiosa dell articolo, che non è un articolo ma un donare le proprie emozioni, “Non sapere dove stiamo andando, riconoscere da dove veniamo e decidere da quale stazione partire”
Mai dimenticare da dove si parte, da dove si viene.
Grazie per aver condiviso con noi le tue emozioni.
Vi seguirò e magari chissà scriverò delle emozioni con la libertà che tu Melas ci hai dimostrato possa esistere ed è fortificante.
Carmela,
Ci sembra di capire che la lettura dell'”enorme valigia verde” ti ha fatto percepire quello che ha provato Melas, al punto tale da sentirne le emozioni e generare in te una sorta di liberazione interna.
È proprio questo il nostro obiettivo: arrivare alle anime, distaccarle per il tempo di lettura, dalla realtà e traslocarle nella storia del protagonista.
Restiamo in attesa delle tue emozioni… per traslocare in te!
Grazie infinite
Leukos & Melas
Complimenti per questa bellissima iniziativa ❤
Mi sono emozionata e, non poco ; dal vissuto descritto da Melas in un modo così dettagliato, soprattutto nel sottolineare quei piccoli dettagli dove si evince tutto l’amore, la passione, la malinconia, la gioia.
Un misto di emozioni vissute e descritte in modo impeccabile.
Io sono quella che non ha mai lasciato le proprie radici, forse non ne ho avuto bisogno, non ne ho avuto il modo o il tempo, oppure non ho mai avuto il coraggio di preparare una vera ed enorme valigia verde. Non ho grossi rimpianti, ma nonostante fossi circondata dai miei cari e amori, quindi forte come un pilastro, la vita non ha esitato a riservarmi momenti duri e forti delusioni da affrontare, dalle quali e’ impossibile uscirne illesi. Da quel momento , è scattato un qualcosa dentro di me. Non sono più la stessa!
Di una cosa sono felice , nonostante tutto.. non ho mai smesso di essere IO con maggiore consapevolezza.
Maria Teresa,
La vita ci riserva tante cose e non ci risparmia di certo dolori e delusioni e tu lo scrivi. La valigia di cui Melas parla è senz’altro quella materiale ma dentro di se, ne ha dovuto preparare un’altra,quella forse più importante che l’ha accompagnata alla scelta finale con tripudio di emozioni ma con tanto coraggio e consapevolezza.
Si evince che anche tu hai preparato una valigia,quella dell’anima,quella più importante che ti ha resa quella che sei!
Raccontaci di più!
Grazie ?
Leukos & Melas
Si infatti..ho dovuto prepararne una bella grossa e resistente.
Se mi soffermo un attimo e, decido di voltarmi indietro, bhe…non posso proprio lamentarmi, sarebbe un vero peccato. Ho vissuto la mia vita come una sorta di favola, fino ad un certo punto , poi, all’improvviso come un tornado non ho capito più nulla…ho dovuto per forze maggiori e per una sorta di benessere psicofisico, preparare una gigantesca valigia e decidere in fretta, con lucidità e freddezza cosa portare e cosa lasciare. Non è stato per niente semplice, porto con me ancora degli strascichi, anche perché non è ancora chiusa in modo definitivo.
Posso dire di aver limitato i danni, ma ho dovuti fare i conti con mille situazioni tutte insieme, le quali hanno fatto sì che diventassi la persona che sono oggi…ho raggiunto una consapevolezza che mi fa vedere le cose, le persone e tutto ciò che mi circonda per quelle che sono realmente.
Sono sempre stata una ragazza con la testa sulle spalle, nonostante gli alti e bassi delle varie fasi di crescita , fondamentalmente una buonista e sempre disponibile.
Queste che dovrebbero essere doti, mi hanno sempre creato problemi perché puntualmente venivo e, a volte ancora oggi, vengono fraintese ; fortunatamente non da tutti, ma neanche poche, creandomi tanta delusione , rammarico e tristezza ma, allo stesso tempo mi hanno reso ancora più forte.
Oggi sono diventata più brava a selezionare le persone e soprattutto,
a decidere chi deve far parte della mia cerchia e chi no. La fiducia e il rispetto sono le basi di qualsiasi forma di rapporto, senza non sarebbe possibile crearne uno solido e vero.
Mi auguro di chiuderla presto questa valigia, non per dimenticare ma per “alleggerire” il mio cammino.
E’ una bella iniziativa, sicuramente in grado di muovere emozioni. L’accostamento culturale attraverso l’arte sarà spunto di conoscenza e la lettura psicologica sarà un’occasione per riflettere su noi stessi, attraverso le emozioni scaturite dalla lettura e qualche volta nell’identificazione. Complimenti, davvero.
Franca,
hai praticamente detto tutto e noi ce la mettiamo tutta!
Grazie di ❤
Leukos & Melas
Capisco quanto sia stato difficile vivere separata dai tuoi affetti…. Ti ammiro per il coraggio! Ma ricorda che ad ogni tuo rientro la valigia si colorera’ d’arcobaleno
Sarah,
Citi il coraggio che per alcune scelte deve essere il protagonista. Prima ancora del coraggio però, c’è l’istinto che ci orientata verso una direzione ben precisa, da questo momento in poi si hanno due possibilità: ti fidi dell’ istinto ed accetti il rischio oppure lo reprimi e incorri nel rimpianto?
Vedi, se vogliamo che la nostra valigia diventi color arcobaleno,
dobbiamo correre il rischio!
Raccontaci della tua valigia sarah…
Leukos & Melas
Nella tua valigia tutti i pezzi di vita che volevi portare con te, nella mia tutto ciò di cui volevo liberarmi… Ci vuole tanto coraggio, io non l’ho ancora definitivamente chiusa (ho ancora tanta pulizia da fare) ma quella valigia mi ha aiutata a partire pur senza mai lasciare casa mia…
Clementina,
L’importante è stato preparare la tua valigia, perché anche se l’hai trasformata in un baule ti ha consentito comunque di partire. Sembra che pur senza lasciar la tua casa, tu il viaggio l’abbia compiuto lo stesso. Brava!
Appena riesci a chiuderla, raccontaci…
Leukos & Melas
E poi ci sono quelli che restano “nei luoghi del CUORE” dove è sempre casa …… dove si culstodiscono gli odori, i sapori, i valori, i ricordi e dove ci sarà sempre un posto in prima fila per chi ha preparato la valigia verde per rincorrere la felicità in un altro posto del mondo. La cosa certa è che i legami, quelli veri, sono per sempre e vanno oltre ogni distanza. Sono emozioni fortissime melas.
Vi adoro fratelli del mio cuore ❤
Bellissimo, mi sono emozionato tantissimo … grazie ❤️
Savio,
è questo il nostro intento, scatenare emozioni…
Grazie per il tuo commento.
Leukos & Melas
Questo articolo è veramente molto toccante, mi ha fatto ricordare quante volte ho dovuto fare anche io quella famosa valigia la cosa più importante è che il viaggio che facciamo vada a buon fine . In bocca al lupo per tutto
Rachele,
Ci auguriamo che il ricordo che hai rivissuto ti abbia dato emozione.
Grazie per il tuo commento.
Leukos & Melas
Ottimo, dico sul serio, ottimo. Non avevo mai fatto caso a questa storia della valigia e ci sto riflettendo giuro. Comunque come ti avevo detto brava, ottimo progetto. Seguirò davvero con attenzione gli sviluppi di questo piccolo angoletto di riflessione. Brava sul serio!
Grosso,
Per noi è importante sapere che hai riflettuto sulla valigia della tua vita, significa che la storia di Melas è arrivata al tuo cuore!
Raccontaci della tua valigia…
Grazie.
Leukos & Melas
Ci sono dei luoghi dove “è sempre casa”.
Quanta verità in queste parole.
Leggere questo articolo mi ha fatto riaffiorare le stesse emozioni di 16 anni fa. Complimenti per tutto
Barbara,
Quando si ritorna nei luoghi del cuore tutto si ferma, ritorna o riparte esattamente da dove l’hai lasciato…
È la nostra storia!
Grazie di cuore
Leukos & Melas
Mi ha emozionato fortemente il racconto della tua valigia verde che ti portava lontano per inseguire un sogno, per vivere un grande amore, mi ha commosso perché anche essere dall’altra parte della storia procura un mix di emozioni che fanno scoppiare il cuore.
Accompagnare un propro caro a quel treno che lo porterà lontano ti causa un dolore immenso, una ferita che non si rimargina, pur sapendo che quel treno lo porterà verso il suo futuro … Verso la felicità.
Ma amare significa lasciare andare sapendo che i km non sono un problema perché le vere distanze sono solo quelle del cuore…ed è così che ….aspetti il prossimo treno per riabbracciare chi ami…
Maria Antonietta,
Le tue parole hanno emozionato noi. Si evince che sei tu l’abbraccio prima del distacco, sei tu l’anima che resta e vede il treno allontanarsi sui binari, ma sei sempre tu, quella che ama al punto tale da essere felice per chi ha deciso di andare.
Grazie!
Leukos & Melas
Davvero molto bello e toccante questo vostro primo articolo…penso che indipendentemente dal colore, che sia rossa, verde, marrone o bianca, che sia grande o piccola ognuno di noi che ha lasciato la propria terra, casa, affetti, abbia la sua “ENORME VALIGIA VERDE”.
Grazie davvero per questo turbine di emozioni che mi avete dato leggendo il vostro articolo e complimenti per il vostro blog.
Pietro,
Ci auguriamo che questa enorme valigia, di qualsiasi colore essa sia ti abbia riportato nel tuo luogo del cuore.
Grazie.
Leukos & Melas
Un articolo tanto coinvolgente quanto riflessivo.
Quella valigia verde assomiglia alla valigia di tutti colore che si mettono in viaggio fisicamente, ma anche solo mentalmente, magari mettendo in discussione se stessi cercando di migliorarsi o semplicemente cercando un nuova prospettiva da cui giardare la propria vita.
Ogni giorno in tanti preparano quella valigia con ricordi, emozioni, delusioni, gioie da portare con se per intraprendere un viaggio, anzi il Viaggio.
Complimenti ed in bocca al lupo per questo vosto nuovo viaggio: che possa coinvolgere tanti e possa portarvi lontano.
Giovanni,
Grazie soprattutto x l’augurio che ci fai.
Ci scrivi di una valigia molto importante, quella che prepariamo tutti i giorni per metterci in viaggio nella nostra vita. Sei tu che offri a noi ed alla nostra comunity un ottimo spunto di riflessione.
Raccontaci di più!
Grazie.
Leukos & Melas
puff…chi lo avrebbe mai detto che in poche righe avrei ritrovato la storia della mia vita! Io sono una di quelle che è rimasta incastrata nella propria famiglia troppo a lungo e vivendo di rimpianti e sensi di colpa. Questo articolo mi ha aperto un mondo. Grazie!
Marta,
Corri a fare la tua valigia, magari verde!
Grazie
Leukos & Melas
Ho sempre sostenuto che non importa dove vuoi andare , devi goderti il viaggio .
La mia valigia non era verde ma l ‘ emozione contenuta nella tua, mi ha riportato indietro nel tempo, fatto di profumi , sapori , colori .
Ricordo ogni istante , aveva il sapore della libertà. Ora vorrei di nuovo riempire quella valigia e il colore sarebbe giallo come il calore della Sicilia , la mia potenza e’ la visualizzazione , si attrae ciò che si desidera e io desidero il calore sulla mia pelle . Ti abbraccio e mi complimento per il progetto.
Michela
Michela,
Hai ufficialmente inaugurato il nostro blog con il primo commento!
Se ti abbiamo riportato indietro nel tempo e se ti abbiamo emozionato, il nostro intento è stato raggiunto. Il nostro augurio è quello che tu possa rifare quanto prima, la valigia che desideri e ritrovare quel sapore di libertà di cui scrivi.
Ah…ovviamente gialla!
Grazie di cuore
Leukos & Melas
Non è casuale a mio modo di vedere l’aver scelto il viaggio e il simbolo della valigia per dare vita a questo progetto che si pone l’obiettivo dichiarato di “ raccontare “ sentimenti e passioni , nel tempo dell’apparenza estetica di esaltare la concretezza dell’intimita ‘ , dei sentimenti . Il viaggio come chiara rappresentazione dell’intensa emozione del cambiamento che ognuno di noi in un certo momento della vita deve affrontare . Mi sono emozionato leggendo questo passo perché conosco melas e sono uno che ne ha sofferto il distacco pur essendo felice al tempo per la scelta operata . Era il momento , la causa meravigliosamente irrinunciabile. Fragilità, paura , coraggio , dubbi , scoperte , certezze , c’è tutto in questo racconto , andare e ritornare è sempre “ un viaggio “ e “ la valigia “ con gli oggetti e affetti sempre pronta non dimenticare la conquista di se . Ad maiora carissimi
Cara Melas,
ricordando il giorno dei saluti, pensavo fra me e me che una parola era poco e due invece troppe. Per un genitore staccarsi da un cosa così preziosa, quale sua figlia, è molto difficile. Poi però, quando pensi che sta realizzando il sogno della sua vita, ti scopri forte e coraggioso, al punto da mettere a tacere anche i sentimenti.
Un padre ha il dovere di lasciare i figli al mondo ed anch’io l’ho fatto, in una calda giornata di agosto, augurandole tutto il bene. Questa storia molto bella e commovente è penetrata nel profondo del cuore e mi ha fatto rivivere un ricordo a me molto caro.
Tantissimi auguri per questa bella iniziativa, complimenti. Gioacchino
Gioacchino,
Le tue parole di padre invadono i cuori…
Ti intuisce che tu vedi il treno andare via,e ad ogni viaggio affidi tua figlia al mondo e aspetti il prossimo ritorno.
Tua figlia, la cosa più preziosa di cui scrivi,sarà molto fiera di te.
Grazie
Leukos & Melas
Andrea,
Tu quell’enorme valigia verde, circa 10 anni fa, mi hai aiutata a prepararla.
Le tue lezioni sull’importanza di fidarci dell’ istinto le porto sempre con me ed ora più che mai, in questo progetto. È l’istinto a guidarmi, è lui a dirmi di aprire il cuore e di coinvolgere tutti quelli che desiderano farlo, trasformandosi in Melas.
Grazie per esserti emozionato!
Grazie amico del mio cuore…
Melas
Ciao ho letto molto bello