“Supereroi”, diretto da Paolo Genovese, 2021, Italia, Lotus Production
Adorata Leukos,
La storia di Sandro non richiede né introduzioni né commenti. Forse mai come questa volta, non ne sono capace. Le ombre che interpreto hanno perso il sopravvento e mi tartassano di domande:
“che cos’è l’amore?”
Dobbiamo rassegnarci alla data di scadenza che riporta, oppure resistere, magari in nome di quello che ha fatto sì che riuscissimo a realizzare, e diventare dei “supereroi” combattendo il tempo che passa?
Credo che ormai non conti più come il protagonista di questa storia sia arrivato dov’è, ora deve solo capire cosa fare.
Ci affidiamo a te…
Melas
L’INGANNO DELL’AMORE
Per fortuna, le mascherine!
Quante volte mi hanno salvato nell’ultimo anno… Hanno contenuto la mia noia e nascosto la mia inquietudine.
Dove mi trovo e come sono finito fin qui? Questo è quello che mi chiedo ancora, all’ennesima festa di compleanno a cui mi tocca partecipare per amore di mio figlio.
Questa volta però è terrificante! Il fondo è ampiamente superato, non siamo più alla frutta e le portate sono finite, davvero!
Ma si può festeggiare in un posto così!
Ci troviamo in una zona industriale della città in cui vivo in un capannone di una grandezza indescrivibile con all’interno gonfiabili di ogni tipo, aree per bimbi da 0 a 3 anni e labirinti sospesi.
Collegata a questo parco giochi vi è una sala immensa dove si mangia. Sono qui con mia moglie e mio figlio al compleanno di Nicolino.
Mi chiedo, come sia possibile non avere una nonna neanche per queste torture occasionali? Siamo troppo sfigati e soprattutto stiamo andando alla deriva, io e te.
Mi stai guardando male già da un pò, credi che stia al cellulare per lavoro e invece?
Invece, provo a descrivere quello che sto vivendo e sto provando.
Ultimamente lo faccio spesso, voglio che qualcuno prima o poi, legga dove mi ha portato l’amore.
È passata quasi un ora da quando siamo arrivati e mi addentro nei gonfiabili per controllare Lorenzo, mio figlio, mi trovo davanti uno squalo con una bocca spalancata e denti a punta dalla quale fuoriescono decine di bambini che
urlano, alle mie spalle altri bambini si arrampicano su una parete, altri ancora saltano sui tappeti elastici. Fortunatamente trovo Lorenzo e riesco ad uscire da quest’ incubo in cui sono finito.
Ritorno dov’ero e ti guardo. Tu mi chiedi qualcosa ed io annuisco facendo finta di capire. Non riuscirei a sentire la tua voce neanche se fossimo attaccati, c’è un’acustica assurda, troppa gente e troppi che urlano.
Continuo a fissarti…
Sei con altre mamme, appari coinvolta, sorridi e sei loquace. Solo io che ti conosco bene, so quanto questa serata non ti piaccia neanche un po’.
Sorseggi qualcosa in un bicchiere azzurro di plastica ed è proprio in quel gesto che ti perdo e non so più chi sei.
Hai sempre odiato i bicchieri di plastica! Colorati poi!
Ho bisogno di ricordare il nostro passato per poter andare avanti in questo presente e allora anche in questa bolgia mi estraneo e ti rivedo mezzo al mare, nel golfo di Santa Giulia, dove ci siamo conosciuti.
È appena calato il sole, mi raggiungi a prua e ti avvicini, mi offri la frittata che ha preparato Beppe e dici:
“assaggia, è la più buona del mondo”.
Ecco, da una frittata è nato il nostro amore.
Da quel momento in poi tutto in discesa; con te ho vissuto l’amore in tutte le sue forme, credo, o meglio fino a prima che diventassimo una famiglia ne ero convinto.
Eravamo nel nostro tempo migliore quando il tuo orologio biologico ha cominciato a farsi sentire, hai sentito l’urgenza di diventare madre e da quel momento tutto quello che io dicessi o facessi non contava più. Non ho mai avuto nessun desiderio di paternità, e soprattutto sapevo che un figlio ci avrebbe portato via tutto, ma ti amavo troppo per dirti di no. È proprio questo che fa l’amore, ti spersonalizza facendoti fare cose che non faresti mai e poi ti abbandona.
In fondo sapevamo bene che come famiglia non avremmo resistito, io e te siamo esseri strani, la quotidianità non ci appartiene, anzi ci sta sotterrando.
Tu non sei più tu ed io non ci sto più dentro.
Mi guardo intorno per trovare l’uscita, vado via!
Sandro
Che cos’è l’amore?
Raccontalo a Melas
Leukos:
Il silenzio assordante
Oggi Melas ci presenta una nuova storia, la storia di una coppia, di un passato e un futuro che non si riconoscono più tra loro, dell’estraneità di persone che un tempo, non troppo lontano, si erano amate. E la domanda che accompagna questa storia è: che cos’è l’amore?
L’etimologia della parola amore risale al sanscrito kama che significa desiderio, passione, attrazione. Un’altra interpretazione etimologica di amore fa risalire la parola al verbo greco mao, desidero, ad indicare un’attrazione esteriore e viscerale. Un’ultima, meno probabile ma curiosa interpretazione etimologica, individua nel latino a-mors, senza morte, l’origine del termine, quasi a sottolineare l’intensità senza fine di questo sentimento. Ricorre, in quasi tutte le interpretazioni etimologiche, la parola desiderio che letteralmente significa “mancanza di stelle”.
Subito viene alla mente Platone e il mito dell’androgino enunciato nel Simposio da Aristofane. Il mito narra che anticamente gli uomini erano esseri sferici dotati di due teste, quattro gambe, quattro braccia e due organi sessuali. Questi esseri umani dell’antichità erano molto potenti e piuttosto superbi, ciò li spinse a cercare di scalare l’Olimpo per spodestare gli dei. Zeus, per fermarli, decise di dividere ognuno di loro a metà per poterli indebolire. Il piano del padre degli dei funzionò, gli umani così divisi divennero più deboli e non solo, divennero anche disperatamente impegnati nella ricerca della metà perduta, l’unico possibile completamento che li avrebbe resi nuovamente interi.
Mi sembra di riuscire quasi a sentire l’elettricità di questi corpi che si cercano, si allontanano, che si incontrano e si perdono in un ritmo imprevedibile e incerto. La stessa elettricità che ho provato nel leggere la storia di S.B., un’elettricità lontana, nostalgica e forse quasi disconosciuta che ha ceduto il passo al silenzio, alla noia e all’estraneità. C’è tanto caos intorno, urla gioiose di bambini, voci in sottofondo, tanti colori, ma un silenzio assordante di due cuori che non si rispecchiano più l’uno nell’altro. Un silenzio che hanno conosciuto anche Anna e Marco i protagonisti del film di Genovese “Supereroi”. Anna dice:
<<Non te ne accorgi, smetti di parlare o quasi. Comunicazioni tecniche per lo più e sempre più normali e alla fine ti ci abitui, ci convivi e non fai nulla per evitarli. Forse succede perché non ci diciamo più la verità, mentiamo e quindi ci annoiamo>>.
La verità di S.B. sembra non riuscire a trovare spazio fuori di sé, troppo è il rumore di sottofondo in questa coppia tale da non consentire un buon contenimento per la noia e la frustrazione, ben contenute invece dalle mascherine. E, così, le verità trovano altri spazi per rifugiarsi, nelle note di un cellulare, ad esempio, con la speranza che qualcuno prima o poi possa leggerle. Ma perché aspettare che sia qualcuno a chiedere? Perché non provare ad affidare i nostri sentimenti, tutte quelle parole digitate su uno smartphone, alle persone? Perché non provare a maneggiare la verità?
Resta impressa l’immagine dello squalo gonfiabile: una bocca spalancata con dei denti a punta. Una bocca che non emette alcun suono, da lì fuoriescono voci di altri, voci di bambini divertiti, ma quella bocca resta immobile, aperta e silenziosa. Quali sono le parole che quello squalo vorrebbe far venire fuori? Le mascherine, tra non molto, saranno solo un lontano ricordo, cosa ne sarà della noia e dell’inquietudine per troppo tempo trattenute come virus da tenere nascosti per non infettare?
Essere coppia significa anche ritagliarsi i propri spazi di “contagio”, spazi in cui concedersi la possibilità di abbassare la mascherina e far venire fuori parole, sentimenti ed emozioni, anche se difficili o dolorose perché <<la verità>>, come dice Anna, <<non annoia mai, è sempre sorprendente e inattesa>>.
Leukos


