“IL VIAGGIO”, Illustrazione di Chiara Donateo, marzo 2024
21/03/2024
Ho sentito il bisogno di partire, non per andare ma per restare.
Melas
IL VIAGGIO
Melas:
Avete mai pensato di intraprendere un viaggio senza fare la valigia e senza spostarvi dal luogo in cui vivete? Una sorta di partenza interiore che vi porta in giro nell’anima e vi fa ritrovare quella parte di voi che vi siete persi o che volutamente avete lasciato indietro.
Da mesi girovago tra i miei organi interni, mi inseguo, mi colgo e mi perdo, ma nel mezzo di questa marcia mi riconosco, imparo e mi ascolto. Non ho idea di quanta strada dovrò percorrere, ma una cosa è certa: questa volta non torno indietro perché dentro me stessa ci voglio restare. Ho preso con me tutto il necessario, il cuore prima di ogni cosa, ma anche fogli bianchi e una matita.
Ho vagato tra mente e cuore, e li ho ascoltati a lungo…
La mente sosteneva che il cuore fosse troppo buono, troppo empatico, troppo compassionevole e spesso troppo rumoroso con i suoi battiti irregolari nel vivere le emozioni. Il cuore invece rimproverava alla mente la troppa rigidità, e l’eccessiva riflessione che spesso genera confusione ed accanimento verso le situazioni. Sono stati per anni in disaccordo e ciò mi affaticava molto. In questo viaggio però ho compreso la legge del “divenire” e mi sono immersa nel panta rei, così che il cuore ha imparato ad “accettare” con più serenità e la mente ha cominciato a praticare l’arte di “lasciar andare”.
Comincio in una fredda giornata di primavera.
Sono a casa, precisamente nel “Pensatoio”, una stanza che ho creato negli anni con tutto quello che mi fa stare bene, un luogo dentro il quale anch’io come Silente mi rifugio quando i pensieri ed i ricordi stipati nella mente diventano troppi.
Qui dentro c’è tutto quello che mi quieta.
Sono circondata da pareti rivestite di legno scuro. Sul muro che ho di fronte sono collocate due piccole finestre dalle quali in questo preciso momento entra un fascio di luce arancione che si scontra con il marrone del parquet, simulando un piccolo tramonto sul pavimento. Nel mezzo delle due finestre è collocato un cassettone con tre cassetti, al di sopra del quale sono esposte fotografie che mi raffigurano nel tempo ed immagini di persone di cui non potrei più fare a meno. Attirano la mia attenzione le foto dell’ultimo periodo, quelle che ho scattato con una fotocamera istantanea, perché queste fra tutte hanno qualcosa di diverso: sono forse meno belle, ma di sicuro sono speciali perché spontanee e autentiche. Nei primi due cassetti c’è un po’ di tutto, vecchi giochi che mi ricordano che anch’io sono stata una bambina, album di foto di famiglia, diari di amori platonici mai corrisposti, scatole di latta con all’interno frammenti di una giovinezza ormai passata e copioni teatrali che mi rammentano di un tempo felice e di persone meravigliose con le quali ho condiviso la mia più grande passione, la recitazione. Nell’ultimo cassetto infine sono riposti due plaid a me molto cari, che mi consolano nelle sere d’inverno quando mi rifugio con me stessa in questa stanza.
Sulla parete alla mia destra, nel mezzo, c’è un grande camino antico con all’interno i suoi alari, contornato da un architrave in pietra sul quale vi è appoggiato un quadro che raffigura un vaso con dei fiori; davanti al camino un tappeto, una poltrona ed un tavolo da fumo. Nell’angolo in fondo, sempre a destra, c’è una chitarra acustica, la mia, con il suo supporto.
Appoggiato alla parete sinistra, al centro, c’è un vecchio armadio a due ante sempre spalancate, che custodisce la mia piccola collezione di albi illustrati. A destra dell’armadio c’è una piccola libreria che contiene solo libri già letti, a sinistra invece è collocato un mobile bar con all’interno il mio gin preferito e sopra due bicchieri tumbler.
Sulla parete alle mie spalle, infine, c’è una poltroncina che accoglie un grande scrittoio in legno con sopra un opalino giallo e dei tulipani rossi, da un lato, e una lampada verde che irradia una luce calda dall’altro.
Io sono qui seduta con me stessa ed ho lasciato fuori tutto il resto; ho davanti gli scritti che sto raccogliendo in questo cammino, tutto è in sintonia con la mia malinconia… ma io mi sento leggera.
Durante questa ricerca sto riscoprendo il valore dell’autenticità.
Sapevo che in cantina, in qualche scatola, ci fosse un vecchio giradischi e mi sono messa alla ricerca. Ci ho impiegato qualche giorno, ma alla fine l’ho trovato (anche perfettamente funzionante). Poi mi sono detta che se ci fosse stato un giradischi ci sarebbero stati anche dei vinili e cercando sono riuscita a trovare anche quelli. Forse qualcuno si chiederà: “ma se avevi la necessità di ascoltare un vinile non potevi comprare un giradischi”.
No, non mi sarebbe bastato. Sapere che questi oggetti fossero da qualche parte, e soprattutto sapere che fossero già stati utilizzati da qualcuno prima, e che magari per questo qualcuno fossero stati importanti, conferiva agli stessi un valore aggiunto – anzi autentico, come la musica che emettono. In questo momento alla mia destra c’è una sedia sulla quale vi è appoggiato il giradischi vintage che sta suonando un vinile che risale al 1990, l’anno della prima pubblicazione di Nuovo cinema paradiso 33 giri di Ennio Morricone, colonna sonora del celebre film di Giuseppe Tornatore. Quest’opera intrisa di amore e nostalgia si accorda con quello che ho dentro, questa melodia analogica che in alcuni tratti s’interrompe e che è stata ascoltata da qualcuno prima di me è qualcosa di autentico come è autentica la lettura di questi scritti che mi rievocano ricordi bagnati di lacrime e sorrisi.
Scrivo da qui e vi porto con me: affronteremo salite e discese, proveremo a riflettere e capire, ma soprattutto ad emozionarci.
Allacciate le cinture!
Melas
E tu, hai mai fatto un viaggio che ti ha cambiato la vita?
Raccontalo a Melas
Leukos:
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
Marcel Proust
La parola viaggio ha un’etimologia affascinante, deriva dal latino e, nella sua forma neutra, indica la provvista necessaria del viaggiatore per intraprendere il suo cammino.
I viaggi possono profumare di mare o di aria fresca di montagna, possono attraversare strade pianeggianti, erbose o, ancora, tortuose e ripide. Ci sono cammini che si fanno in compagnia del sole, altri con il freddo e la neve. Ci sono viaggi, poi, che si distinguono da tutti gli altri per la loro unicità e irripetibilità: i viaggi interiori.
Cos’è un viaggio alla scoperta del proprio sé?
Melas, nel suo scritto, ha citato il film “Nuovo cinema paradiso” e, per accogliere il suo spunto artistico, ci catapulteremo immaginariamente proprio all’interno di un teatro.
Entriamo. Il teatro è vuoto, silenzioso, le eco dei rumori esterni vengono gentilmente assorbite e non trovano spazio all’interno. Di fronte, illuminato da un solo cono di luce, si trova il palco, con il suo pavimento legnoso, grezzo e duro.
Lo raggiungiamo per posizionarci al suo centro. Eccoci. Bagnati dalla calda luce, troviamo una posizione, ciascuno la propria, per iniziare il viaggio interiore. La provvista necessaria per questo tipo di viaggio è lasciare che il mondo fuori si offuschi lentamente, che il cono di luce si affievolisca sempre più per permettere alla la luce interna di riscaldarsi e prendere forma.
Ci nutriamo di silenzio per un po’ in modo che il cuore possa avere il tempo di tracciare la sua strada e proiettare sui nostri occhi chiusi le sue immagini.
Dove siete? In che posto vi trovate? Che scena si apre davanti a voi? Che sentimenti vi suscita?
Il cuore può sobbalzare, tremare, gioire; gli occhi potrebbero inumidirsi o sorridere. Il corpo potrebbe scalpitare e chiedere di cambiare posizione, ascoltatelo, assecondatelo e rassicuratelo perché viaggiare dentro di sé può essere scomodo alla stregua di un’arrampicata.
Come ci racconta Melas, cervello e cuore potrebbero inviare messaggi contrastanti e creare dissonanza dentro, lasciate che entrambi trovino il proprio spazio, date loro voce.
Cosa ha da dire la parte alta del nostro corpo? E cosa, invece, reclama il cuore? In che modo potrebbero trovare un accordo e donarsi entrambi valore e dignità?
L’interiorità è spesso fatta di opposizioni, di contrasti e conflitti e, per quanto possa stonare, lì è racchiusa tutta la nostra complessità e ricchezza.
Come in un qualsiasi viaggio, prima di lasciare il posto visitato portiamo con noi cadeaux in ricordo dell’esperienza vissuta, dei sapori gustati, delle persone incontrate lungo il cammino. Allo stesso modo il nostro mondo interiore è costellato di ricordi, piacevoli o meno, lasciati lì dalle relazioni tessute nel corso della vita. È un’enorme bobina contenente fotogrammi di una vita intera, con parti censurate e altri rimontate. Più è profondo il viaggio, più si scende a toccare le censure, quei fotogrammi strappati e tagliati perché inguardabili, spaventosi, dolorosi. Ed allora ecco che un’altra provvista necessaria per il viaggiatore è la fiducia, la fiducia che anche se si toccheranno le parti censurate per molto tempo si potrà sempre tornare in superficie perché un singolo fotogramma bruciato non rappresenta che un battito di ciglia rispetto all’intero film. E se è vero che amor vincit omnia, che l’amore vince su tutto, facciamo che tutti i bei ricordi vengano in soccorso a curare e reintegrare le recisioni, di modo che la storia possa riprendere la sua naturale fluidità e scorrevolezza, senza impedimenti o buchi che ne blocchino il flusso.
In “Nuovo cinema paradiso”, l’anziano Alfredo, prima di morire, fa un dono speciale a Salvatore, ormai diventato un uomo: il montaggio delle scene di baci che un tempo lo stesso Alfredo aveva dovuto censurare dalle proiezioni del Cinema Paradiso. Visionandolo, Salvatore si commuove. Tutti quei fotogrammi tagliati dalla storia, ora scorrono davanti ai suoi occhi lucidi e trovano finalmente spazio e tempo per essere vissuti. Solo così Salvatore si riappacifica definitivamente con il proprio passato trovando serenità.
La serenità, dunque, non è un viaggio privo di ostacoli, ma un viaggio in cui anche gli ostacoli trovano spazio e tempo per essere accolti e contemplati lungo il cammino.
Ora è tempo di riaccendere la luce esterna; di nuovo la luce sul palco torna a diventare più calda e intensa. Di fronte a noi le poltroncine immobili del teatro ci restituiscono la lentezza del tempo e il silenzio dello spazio, condizioni indispensabili e preziose per penetrare nelle profondità del mondo interiore.
Respira, godi del viaggio appena fatto e ringraziati, ringraziati per il coraggio e la fiducia che hai saputo investire e per la bellezza caleidoscopica con cui hai rivestito i tuoi occhi oggi.
Leukos
Stefania



Viaggiare è cercare , ricercare perché ? Qualcuno , qualcosa ? Si !
È amore l’essenza della mancanza .
Malinconica e speranzosa la vita è vita se c’è amore .
Andrea è vero, viaggiare, anche all’interno di noi stessi, è cercare, ma è un viaggio che vale la pena affrontare prima o poi perché e l’unico modo per conoscersi veramente.
Grazie per il tuo commento
Leukos & Melas