Il fantasma del Natale passato: Leukos e Melas raccontano
Mia adorata Leukos,
Cos’è il Natale?
Personalmente credo che c’entri molto poco con il consumismo e la religione; arriva per tutti e inevitabilmente scuote le nostre coscienze.
Io amo definirlo countdown dell’anima.
In questo periodo dell’anno si conclude definitivamente un pezzo di strada che non ripercorreremo mai più ed il Natale impone, con la sua festosa irruenza, un bilancio sulle esperienze di vita vissuta.
Per i più fortunati quello che c’è dentro coincide con la festa che c’è fuori, per altri invece non è così, tutti i sentimenti si amplificano e chi soffre, soffre di più; chi manca, manca di più.
Negli ultimi anni, il Signor Natale mi ha colto impreparata, lasciando vivo in me il desiderio di trovare un perchè al valore che attribuisco alle sue luci.
Quest’anno ho finalmente riaperto il mio cuore, ed ho ripreso a sentire il Natale. Ho accettato il distacco da quello della mia infanzia, quello degli anni spensierati, quello in cui non mancava nessuno.
Ma riparto da lì perché ho bisogno di viverlo ancora una volta prima di lasciarlo andare per sempre.
Erano gli anni 90.
Il mio Natale si viveva esclusivamente in famiglia, una grande famiglia, anche in termini numerici. I miei nonni accoglievano nella loro casa i loro sei figli con le rispettive famiglie ed ogni anno arrivava qualche parente dal nord, oppure c’era l’amico di turno che si aggiungeva all’ultimo. Eravamo tantissimi, tutti riuniti in una grande sala da pranzo, presenti a noi stessi ed a quel momento di comunione e condivisione.
Non c’erano regali, perché eravamo troppi e non arrivava babbo natale perché non aveva doni da consegnare, eppure per noi tutti era il momento più bello in assoluto dove si celebrava la famiglia, la nostra, in tutta la sua unità e grandezza.
Il cenone della vigilia rispettava la tradizione e durava fino alla mezzanotte, momento in cui si alzavano i calici e si brindava. Dopo, il grande tavolo si tingeva di verde e si cominciava a giocare fino a notte fonda, si rideva e ci si raccontava la vita.
Il giorno dopo si ricominciava ed il pomeriggio la casa dei nonni si apriva ad altri parenti ed amici che si ritrovavano lì per gli auguri. Dietro quel ritrovo, c’era l’arte dell’accoglienza e dell’inclusione che si tramandava da generazioni. I miei nonni erano casa e lo erano per tutti.
L’ ultimo anno che ci vide riuniti fu il 1999 ed in noi viveva la speranza che con l’arrivo del nuovo millennio non sarebbe cambiato niente.
Da quel momento in poi però, nulla fu più come prima. I nonni diventarono sempre più vecchi, i grandi sempre più grandi e noi piccoli diventammo, se così si può dire, adulti.
Il tempo poi ha fatto il resto relegandoci tutti ad una vita frenetica e faticosa che penalizza gli affetti.
I nonni non ci sono più, ma la loro casa è ancora il punto di ritrovo per tutta la famiglia, ogni anno, ognuno di noi fa il possibile per potersi ritrovare anche solo per un saluto, perché anche se la vita ci ha allontanati l’amore che ci lega non finirà mai.
Cara Leukos, questo era il mio Natale che sapeva di magia, quella resa possibile solo con gli occhi di un bambino. Ora è arrivato il momento di salutarlo: Caro Natale, ti lascio andare per sempre ma ti conservo in memoria.
Grazie per la meravigliosa infanzia che mi hai regalato .
Melas
Eccomi Melas, qui Leukos. Sono in fase d’atterraggio in un Natale che non tornerà più, non allo stesso modo almeno.
Quegli anni 90 li ho vissuti anch’io ma da piccina di casa, ricordo l’ingenuità sul mio viso, l’attesa dei parenti lontani, i compagni di gioco, le risate e le tombole in cui per forza di cose, qualcuno era portato a barare.
Ricordo la spensieratezza delle nostre famiglie, almeno lì, almeno in quella sala da pranzo. Il natale a casa “nostra” voleva dire: lascia fuori il dolore, sorridi e fallo nonostante tutto.
Forse vivevamo le festività come un intervallo dalla vita, una ricreazione durante la quale non c’era spazio autentico per la storia di ognuno di noi ma solo una lunga tavolata di persone unite, volutamente o perché spinte dall’autorità della padrona di casa.
Una cosa è certa, il fantasma di quel Natale vive dentro di noi.
E scrivendo di fantasmi è inevitabile per me pensare alla fortunata Novella di Charles Dickens,
“A Christmas Carol”.
Chi non conosce questa storia di trasformazione, solitudine, traumi e trame familiari?
Ebenezer Scrooge è un anziano uomo di finanza, scontroso e decisamente contrario al Natale. Odiato da tutti in città, riceve la visita di tre fantasmi: quello del Natale passato, quello del Natale presente ed infine il fantasma del Natale futuro.
Egli cambierà atteggiamento una volta messo di fronte alla cattiveria che lo ha accompagnato fino a quel giorno, alle rinunce che essa ha comportato ed alle sofferenze vissute nelle famiglie a lui vicine, tra cui quella del suo dipendente Cratchit, che appare sorridente nonostante la malattia del suo figlioletto.
Perché ho pensato a questo racconto? Probabilmente ognuno di noi porta con sé i propri fantasmi: familiari, sconosciuti, spaventosi talvolta.
Ecco, probabilmente uno Scrooge che alloggia nel nostro cuore ce l’abbiamo tutti.
Ma come fare per non rischiare di finire come lui? O meglio, come rimediare prima che sia troppo tardi?
Pensandoci bene, i tre fantasmi avrebbero dovuto incontrarsi tra loro prima di recarsi dall’anziano signore.
Mi spiego.
Il nostro Natale passato ha il sapore dell’infanzia che abbiamo vissuto, dei primi rapporti che abbiamo creato, delle emozioni che abbiamo appreso in famiglia. Il nostro futuro trascina con sé la responsabilità delle decisioni che abbiamo preso nel tempo, delle aspettative che abbiamo realizzato e quelle che abbiamo disatteso.
Ma c’è un collante fondamentale tra questi due momenti: il qui ed ora, il Natale che scegliamo per noi nel presente. E se è vero che il Natale è uno stato d’animo, sta a noi integrare passato e sogno futuro per poter accogliere il momento che stiamo vivendo. Il dolore che, ingenuamente, scacciavamo durante le festività in famiglia, è parte di noi e della nostra storia. Per questo motivo è giusto che esso fluisca, si aggiri tra le nostre stanze interiori insieme ad i nostri amati fantasmi.
Possiamo essere malinconici e goderci ciò che abbiamo, possiamo sorridere adesso senza pensare che presto sarà tutto finito.
Saluto con malinconia il nostro Natale, lo conservo in memoria.
E se provassimo tutti a fare lo stesso?



Ciao ragazze, felice e sereno Natale.
Entrambe le vostre storie mi hanno trascinato in un vortice di ricordi.
Sono un militare e a 20 anni mi sono trovato ad affrontare un profondo cambiamento, dal trascorrere i Natali con famiglia e amici a trascorrerne tanti altri con colleghi perfetti sconosciuti o addirittura da solo di servizio da qualche parte.
Grazie delle emozioni e dei ricordi che condividete e che con le vostre parole riuscite a suscitare in chi vi legge.
Aldo
Ciao Aldo,
grazie a te per aver condiviso un aspetto così intimo della tua vita. Siamo liete di averti accompagnato in questo viaggio di ricordi. Dalle tue parole si avverte la mancanza che hai provato per tutti quei natali lontano dai tuoi affetti.
Buon anno e scrivici ancora.
Leukos & Melas
Il Natale per me era il momento più atteso dell’anno. Quando arrivavano le vacanze natalizie, la scuola si chiudeva e per me significava andare dai nonni che vivevano al sud. I miei genitori arrivavano a prendermi a scuola già con l’auto carica e si partiva. Questa cosa si è ripetuta per molti anni e pensavo non finisse mai.
È finita purtroppo già da un pò…
Quest’articolo mi ha stretto il cuore!
Roby 80
Ciao Roby,
ci hai fatto rivivere il Natale della tua infanzia. Abbiamo percepito l’attesa che vivevi nell’aspettare i tuoi genitori e la felicità che ti accompagnava durante il viaggio.
Ci hai emozionato!
Buon anno
Leukos & Melas
Questo racconto mi ha fatto rivivere il Natale di tanti anni fa. Mi sono emozionato.
Antonio
Ciao Antonio,
Liete di averti emozionato.
Leukos & Melas