“COME SE FOSSE DOMENICA”, Illustrazione di Chiara Donateo, aprile 2024
04/04/2024
“Non so dove vanno le persone quando scompaiono, ma so dove restano…
da “Il Piccolo Principe” di Antoine De Sainte-Exupery
Melas:
Oggi ho parlato di te.
È una cosa che non faccio quasi mai da quando sei andata via. Sono riuscita a fatica a farti traslocare nel mio cuore così che la mancanza di te si è trasformata in una dolce malinconia, e allora preferisco lasciarti lì e tenerti solo per me.
Comunque, oggi è successo.
Rientravo dal lavoro ed ero alla guida di un camper (da quando per lavoro mi dirigo anche nelle aziende di persona, ho dovuto imparare a guidare un ambulatorio medico-infermieristico ambulante, e mi sono sempre chiesta se tu avessi mai avuto modo di guardarmi guidare un mezzo così grande; d’altronde da giovane anche tu lo facevi, perché ti spostavi con una specie di pulmino per raggiungere il tuo lavoro). Ero con un collega, di rientro da un’azienda, ed il mio cellulare mi indicava la strada.
Arrivati a destinazione, nel togliere Google Maps sei apparsa, ed il mio collega è stato completamente attratto dalla tua immagine comparsa sul telefono; non è la prima volta che capita, del resto la tua bellezza è evidente.
Mi ha chiesto chi tu fossi ed io ho cominciato a raccontargli di te; questa volta però non ho risposto in fretta e chiuso subito il discorso come faccio di solito, anzi, mi piaceva ricordarti ed anche condividerti; e così mi sono lasciata andare…
Gli ho raccontato di quando da ragazzina mi guardavo allo specchio e mi dicevo che non sarei mai stata bella come te, perché non mi vedevo i tuoi zigomi in volto; gli ho detto di quando da piccola avevo la febbre e tu per farmi felice mi cucinavi le pipe rigate con le lenticchie… sai, nonostante siano passati tanti anni è ancora il mio piatto preferito. Gli ho anche detto della tua straordinaria generosità, della dedizione per il tuo lavoro, dell’amore incondizionato per la tua famiglia e della tua singolare capacità risolutiva e pratica.
Mi sono addirittura stupita di come non mi facesse più male: al contrario, mi faceva proprio bene parlare di te.
Poi, però, è successo ancora.
Quando mi sono messa in macchina per rientrare a casa, è arrivato. È ricomparso quel nodo alla gola e l’ho sentito sempre più stretto fino a non riuscire più a deglutire. Solo le lacrime esplose dai miei occhi mi hanno liberata. Ho pianto ed ho pianto ancora. I pensieri allora si sono riaccesi e la tua mancanza non era più lieve malinconia, ma si era trasformata un’altra volta in dolore profondo e sordo.
Oggi poi toccava a me andare all’asilo a prendere mio figlio e quando sono arrivata mi sono asciugata il viso ed ho indossato gli occhiali da sole; non volevo che mi vedesse piangere, anche perché sarebbe stato complicato spiegargli la motivazione. Poi lo avrei confuso, e non poco, visto che lui sa che tu abiti nel mio cuore. Quando mi ha vista arrivare mi è corso incontro come sempre e subito dopo mi ha chiesto perché avevo il naso tutto rosso.
Chissà se ha creduto alla storia del raffreddore che gli ho raccontato…
Quando siamo arrivati a casa non potevo continuare a tenere gli occhiali da sole ed allora lui mi ha guardata in volto e mi ha fissato con un fare sospetto, ma non mi ha chiesto più nulla.
Sono quasi le 22:00. La casa dorme ed io no.
Sono in preda alla tristezza ed è proprio lì, nell’angoscia della tua assenza che ti ritrovo.
Chiudo gli occhi e sento le tue mani, le ricordo perfettamente: sono ruvide e adesso si trovano nelle mie, ti sento così vicina che percepisco il tuo odore e ti rivivo. Vorrei dirti tante cose, ma non dico niente e continuo a tenere gli occhi chiusi per paura di riaprirli e non ritrovarti più.
Penso solo a come sarebbe stato con te…
È domenica.
È una bellissima giornata di sole, ci sono le finestre spalancate e siamo tutti in casa, tu hai raccolto i capelli ed hai messo l’ombretto azzurro sugli occhi; sei ai fornelli affaccendata con il tuo grembiule a righe, pronta ad accogliere tutta la famiglia per il pranzo. La tavola è apparecchiata e già imbandita, c’è attenzione e cura in tutto quello che hai preparato e nell’aria si respira un gradevole profumo di sambuco che arriva dalle tue adorate ortensie.
Siamo tutti intorno al tavolo, ognuno al proprio posto; è una domenica speciale questa, perché ci siamo proprio tutti.
Abbiamo appena finito di mangiare e stiamo ridendo tantissimo, quando all’improvviso ti viene in mente di fare il gelato alla nocciola. Ti metti subito all’opera ed io ti aiuto a preparare gli ingredienti (in questo ricordo il male si riacutizza e penso che tu sia andata via così presto che non abbiamo avuto neanche tempo di preparare un gelato insieme), ti passo il latte, sminuzzo le nocciole e poi ti guardo… vorrei che questo gelato non finisse mai. Ancora oggi questo sapore ha la capacità di riportarmi a casa da te, ed ogni volta che ho bisogno di sentirti di più vado a cercarlo.
È quasi sera, siamo rimaste sole e siamo fuori sotto l’albicocco fiorito, «Fumiamo una sigaretta insieme?». Ho smesso da anni, ma in questo sogno mi concedo tutto, qui sono solo una “figlia” e sono al sicuro, completamente immersa in questo giorno dove non c’è fretta e tutto scorre lento.
Tanto tempo fa questo giorno era il mio preferito ed io incominciavo ad aspettarlo fin dal lunedì; era il giorno della famiglia e dei nonni, era il giorno del tempo prezioso ma io non lo sapevo, era la Domenica di quando c’eri tu.
È stato bellissimo trascorrere questa Domenica con te. Adesso va meglio, sento che il dolore allenta la presa, l’angoscia comincia a scendere, la tristezza piano piano si sta trasformando ancora in nostalgia e sento ritornare quella dolce malinconia.
È arrivato il momento di lasciarti andare.
Riapro gli occhi…
Sono esattamente dodici anni, quattro mesi e ventidue giorni che tu non ci sei più, Mamma.
Melas
E tu, che rapporto hai con la malinconia?
Raccontalo a Melas
Leukos:
“Il ricordo è il tessuto dell’identità.”
Nelson Mandela
“Posso tenerti con me?”
Sono preziosi gli odori, i suoni e le immagini che Melas evoca nel proprio contributo. E divengono ancora più forti poiché rimandano al concetto di “mancanza”. Se, navigando in rete, doveste decidere di cercare l’etimologia di questo termine come ho fatto io, è possibile che vi ritroviate sul sito dell’Enciclopedia Treccani e che, rimaniate sorpresi come me nel vedere che la parola “mancanza” è seguita immediatamente da “fame”, “disordine” e “vuoto”. Curioso no? A Melas manca una persona cara che appare più vicina grazie all’odore del cibo e alla vista della casa piena di familiari in una domenica speciale. Ed ecco sparire la fame perché il ricordo ci porta a tavola. Ed ecco ridimensionarsi un vuoto incolmabile che trova spazio tra i ricordi “pieni” di coloro che, come Melas, hanno perso qualcuno. La memoria episodica, è infatti, un sistema che riesce ad immagazzinare informazioni su eventi specifici della vita di un individuo, in funzione di un tempo soggettivo che funge da raccordo tra passato e presente. Il mondo degli odori e dei suoni è strettamente collegato all’amigdala e all’ippocampo, le aree responsabili del nostro stato affettivo-emotivo.
La giornata descritta è una domenica ideale che si colora di festa, condivisione e famiglia. Ma allora cosa ci resta di chi non c’è più? Gli episodi, gli odori, le sensazioni e, ahimè, la malinconia dalla quale, Melas vorrebbe fuggire.
Quello della perdita non è un processo semplice da affrontare ma proprio in quanto tale è possibile fare affidamento sulle proprie risorse interne ed esterne, al fine di elaborarlo.
E allora, lasciando parlare ancora una volta le immagini, mi ritrovo a pensare al film Casper del 1995, una pellicola che racconta perfettamente le mancanze e le assenze, il desiderio e la perdita, l’amore ed il ricordo. Il fantasma Casper non ha ricordi della sua vita passata ma grazie alla dolce Kat tornerà a “sentire” come una volta.
“Posso tenerti con me?” le chiede a metà film mentre si avvicina alla giovane per darle il bacio della buonanotte. Ma lei, che è solo una bambina, al contatto con la pelle del giovane spiritello, risponde: “Casper, chiudi la finestra. Ho freddo!” e si addormenta. Casper ritrova, in quel preciso momento, la consapevolezza di essere un fantasma e di essere freddo al tatto.
Cosa ha a che fare con Melas? Questo film così come il racconto di quest’ultima, profumano di “occasione”, di spazio percorribile e di momenti adatti. Perché il momento descritto nel testo è l’occasione che Melas ha per sentire ancora una volta la sua mamma accanto a sé mentre il ballo finale tra Casper e Kat, è l’occasione per sentire ancora una volta l’altro.
Casper può toccare Kat, Kat può abbracciarlo, accarezzarlo, dargli un bacio, sentire il suo odore. Melas può fumare una sigaretta con la persona più importante della sua vita. Ed è così che la malinconia può divenire bellezza e che lo spazio dell’invisibile può emozionare ad occhio nudo.
Leukos
Susy



Un racconto fantastico ,dove ognuno ci si ritrova . Brava Melas , ho rivissuto tanti ricordi leggendoti ! Ma altrettanto brava Leukos nella risposta …è proprio vero , il ricordo è il tessuto dell’identità !
Gilda, liete di averti riportato nei ricordi.
Grazie.
Leukos&Melas
Un racconto fatto di ricordi e di tanti piccoli dettagli che mi è venuto un nodo alla gola.
Ho fatto un tuffo nel passato, rivivendo dei piacevolissimi ricordi della mia adolescenza trascorsi in compagnia di persone autentiche e a me care.
Grazie Melas❤️
Maria Terasa, crescendo la memoria diventa preziosa…teniamola stretta.
Grazie!
Leukos&Melas