“GUARDA DALLA FINESTRA E SCRIVI COSA VEDI”, Illustrazione di Chiara Donateo, luglio 2024
16 novembre 1925 dall’hotel Miramare
“È un amabile giorno di sole, c’è un mare turchino ed io siedo a scrivere fuori sul balcone, giusto sopra la spiaggia.”
D. H. Lawrence
Melas:
24 agosto 2022
Riviera di Ponente
ore 14:30
Dimoro al terzo piano di una camera d’albergo e sono sul letto. Ho messo i cuscini l’uno sopra l’altro, li ho accostati alla testata in modo da potervi adagiare la schiena e sono posizionata sul fianco sinistro.
Ho tra le mani dei fogli bianchi e la mia solita matita hard black.
Direziono il mio sguardo verso la grande finestra spalancata su un poggiolo stretto e lungo, contornata da morbide tende bianche tenute lateralmente da embrasse intrecciate, rifinite con nappine azzurre. Precipito in quello che ho davanti perdendo il contatto con tutto quello che ho intorno, non riesco neanche a pensare tanta è l’estasi; questo tempo inaspettato mi sta regalando un momento unico.
Guardo fuori: entra il mare.
La mia posizione mi consente di arrivare con lo sguardo in mare aperto, aggirando la spiaggia ed i bagnanti, e l’orizzonte mi appare così nitido che lo traccio con un dito.
A distanza di tanti anni comprendo L’Infinito e ritorno tra i banchi di scuola: quinta ragioneria, lezione di italiano, romanticismo.
Non compresi allora come Giacomo Leopardi alla vista di una siepe potesse uscire da se stesso, superare i confini del tempo e dello spazio e perdersi fino ad annullarsi – o meglio, come lui dice, a “naufragar”. Dopo quella lezione l’insegnante assegnò un compito da eseguire in classe, ci disse che voleva testare la nostra immaginazione.
«Prendete un foglio protocollo a righe e scrivete: “guarda dalla finestra e scrivi cosa vedi”. Avete due ore a partire da adesso, buon lavoro!»
La mia immaginazione di quel periodo era pressoché inesistente e provai a guardare fuori per trarre ispirazione, ma il risultato fu alquanto deludente; di lì a qualche mese lasciavo quelle mura che mi avevano accolta per anni e mi pareva come se solo in quell’istante mi fossi accorta che fuori non c’era nient’altro che alti edifici grigi all’interno dei quali il sole entrava a malapena.
Ero una ragazzina entusiasta, ma non spensierata. Proprio in quel periodo si palesò la mia inquietudine.
Mi trovavo con le mie amiche, avevamo comprato dei panzarotti e li stavamo mangiando in un posto appartato che avevamo raggiunto con gli scooter. Capitava spesso che dopo aver mangiato, bevuto e fumato di nascosto ci perdessimo in chiacchiere, confidandoci gli amori impossibili e raccontandoci la vita che avremmo voluto vivere. Fu proprio in una di quelle occasioni di leggerezza che avvertii un disagio; non mi sentivo in sintonia con quelle ragazze, con i loro sogni e con le loro aspettative. Non sapevo bene cosa volessi essere o diventare, ma quello che ascoltavo non mi apparteneva. Ricordo che avvertii una sorta di moto interiore che mi agitava, ma nello stesso tempo mi incuriosiva, e soprattutto mi portava su mondi lontani che avevo tanta voglia di esplorare.
In quel periodo era forte la pressione da parte degli adulti, volevano sapere cosa avrei fatto dopo la maturità e dispensavano consigli non richiesti sulla vita che mi apprestavo a vivere. Io invece avrei voluto solo fermare quel tempo che correva troppo veloce per una ragazzina che non voleva ancora crescere: io.
Il tempo purtroppo non riuscii a fermarlo e l’inquietudine non riuscii a seguirla, anzi la repressi. Mi conformai al sistema e mi trasformai nel prodotto finito di uno stampaggio, quello più comune e più in voga in quel periodo, e tutto questo per molti anni fino a quando un pomeriggio di maggio accadde qualcosa di inaspettato…
Napoli
11 maggio 2011
ore 14:30
Allora come adesso stazionavo al terzo piano. Ero in una camera all’interno della quale si trovavano tre letti singoli, ognuno dei quali aveva alla sua sinistra un comodino ed una sedia. Dentro la stanza c’erano tre armadietti (tipo quelli negli spogliatoi delle palestre), uno per ogni letto, e una porta che dava accesso ad un bagno in comune; inoltre in fondo alla stanza, precisamente alla sinistra dei letti, vi era una grande finestra senza tende né embrasse, né tantomeno nappine.
Mi trovavo in un reparto ospedaliero di un noto nosocomio napoletano.
Da circa un mese giorno e notte assistevo mia madre, provando invano a prendere un po’ del suo dolore. Le giornate in ospedale erano tutte uguali, i pensieri no. Tuttavia, in quel lontano pomeriggio di maggio, proprio come oggi, ero alla finestra e la vista non aveva nulla da invidiare a questa di ora. L’altezza infatti mi consentiva di superare le abitazioni ed arrivare con lo sguardo fino in fondo, dove all’orizzonte si apriva in tutta la sua maestà il Vesuvio. Mentre tracciavo il suo contorno con il dito sul vetro, sentii una strana sensazione, una sorta di energia che andava via via aumentando, come se la sofferenza di quei giorni si stesse trasformando. Capii che stavo per avere un incontro ravvicinato con il senso della vita.
Gli ultimi anni vissuti erano statici e piatti, vivevo come sedata e soprattutto rassegnata ad una vita che mi aveva relegata alle solite abitudini che non contemplavano imprevisti; le scelte mi infastidivano e preferivo di gran lunga non scegliere, perché ciò mi consentiva di permanere nella mia comfort zone. Sostanzialmente prendevo dalla vita un po’ quello che arrivava senza farne davvero parte e quella realtà così forte degli ultimi mesi rischiava di togliermi anche la speranza.
Quello che stava accadendo in termini di sofferenza per me e mia madre non lo si poteva fermare, purtroppo, ma dovevo o quantomeno potevo provare a fare in modo che quel dolore servisse a migliorare e valorizzare la mia percezione della vita. Il tempo infatti acquisì un ruolo ed un valore che non aveva mai avuto prima, diventò lento e prezioso, e tornò indietro per farmi fare tutto quello che non avevo fatto prima, perché credevo – sbagliando – che fosse troppo tardi.
Il Vesuvio in quel lontano pomeriggio di maggio contribuì alla mia esplosione, ma la vera rivoluzione accadde quando cominciai a SCEGLIERE.
Scelsi di cambiare ogni cosa e cominciai a seguire la mia natura. Non fu sempre un bene e non trovai la ricetta della felicità ma da allora non ho più avuto paura del cambiamento.
Ritornando a quel compito in classe, ricordo che raggiunse la sufficienza; ma a ripensarlo, oggi provo tanta tenerezza per quella ragazzina che non ebbe il coraggio di scrivere quello che provava…
Franciacorta
11 maggio 2024
ore 11:00
“Guarda dalla finestra e scrivi cosa vedi”, vent’anni dopo.
Svolgimento.
È un amabile giorno di sole, c’è un cielo turchino ed io siedo a scrivere fuori, su un muro, che costeggia un vigneto.
La vista mi trasporta direttamente tra le vigne e sosto tra l’azzurro del cielo ed il verde della terra, sublime.
Riesco a toccare le rose in testa ai filari di vite e mi inebrio del loro profumo; le vigne hanno appena cominciato l’antesi e si intravedono i primi grappolini fiorali, prendo parte a questo processo unico e mi sento in sintonia con questa fioritura. Negli ultimi anni il mio rapporto con la natura è diventato quasi simbiotico, mi affido completamente alle stagioni accettando serenamente di morire d’inverno e rinascere in primavera…
Sono qui con le mie radici ed ho scelto questo posto, che è diventato casa.
Mi affaccio da una finestra immaginaria e…
Vedo una donna che cammina a passo costante e sicuro nel sentiero della vita. In alcuni tratti la strada è illuminata dal sole, in altri invece appare sterrata e più buia. Alcune vie da attraversare sono insidiose, altre sono investite da raffiche di vento e pioggia, ma sembra proprio che nei percorsi più complicati del viaggio lei avanzi spedita.
Questa donna è molto grata alla ragazza che è stata e che un giorno ha deciso di SCEGLIERE, perché è grazie a quelle scelte che è diventata la Donna che è: imperfetta e vera.
Non è stato e non è sempre facile, scegliere è un’azione complicatissima e coraggiosissima: può far soffrire, può far sbagliare, ma è un’azione necessaria ed imprescindibile per provare a vivere la vita come si vuole.
La donna che guardo da questa finestra sono Io.
Complicata, fragile, disobbediente e appassionata, distratta dai troppi sogni ancora da realizzare.
Alle altre vite che mi aspettano in questa vita,
all’amore in ogni cosa…
Melas
E tu, cosa vedi dalla tua finestra?
Raccontalo a Melas
Leukos:
“La forza creatrice della natura vince l’istinto distruttore dell’uomo.”
Jules Verne
Nel testo “Al di là del principio di piacere” del 1920, Freud introduce il dualismo pulsionale, ovvero l’esistenza di una pulsione di vita e una pulsione di morte, la prima legata alla sopravvivenza umana, la seconda alla tendenza a ripetere esperienze spiacevoli. Ci muoviamo nel mondo spinti da due energie, Eros e Thanatos, luce ed ombra, due sfumature che, se accolte, conducono ad una profonda conoscenza di sé.
Ma quanto, effettivamente, ci consentiamo di esplorare le inquietudini che proviamo, i dolori che sentiamo, l’ansia che si muove dentro di noi?
Mentre scrivo, davanti ai miei occhi, prende sempre più forma l’immagine di “Vesuvius”, il capolavoro di Andy Warhol, un’opera dai colori vibranti, eccentrici. Di fronte a quel quadro, si può percepire l’energia del Vesuvio durante un’eruzione, un episodio sicuramente nefasto e spaventoso, ma è davvero solo questo o può esserci dell’altro?
Proviamo, insieme, ad immergerci nel quadro di Warhol. Immaginiamo di essere lì, di star assistendo all’esplosione infuocata del maestoso Vesuvio.
Ebbene, cosa provereste? Riuscireste a percepire l’energia vibrante della terra, la forza creatrice della natura? E, soprattutto, cos’è che rende quell’energia rinnovatrice e cosa la rende distruttiva?
L’eruzione del Vesuvio spaventa perché può essere improvvisa, imprevedibile e, quindi, incontrollabile, ma se ci si prende cura della natura, se la si rispetta senza la pretesa di poterla controllare o manipolare, allora possiamo davvero fare esperienza di creazione e rinnovamento.
Quante volte, come nel racconto di oggi, reprimiamo i nostri stati d’animo per timore che possano bloccarci o farci perdere del tempo prezioso? Quante volte li rifiutiamo anziché inseguirli? Quante volte non prestiamo ascolto alla nostra “natura”, ai nostri bisogni più intimi e profondi? E se non li ascoltiamo, le scelte che prendiamo possiamo davvero considerarle nostre?
Scegliere significa separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore; la scelta comporta una profonda e coraggiosa conoscenza di ciò che stimola il nostro Sé e cosa no. Scegliere significa fare silenzio dentro e fuori per ascoltare verso cosa il nostro cuore batte, verso cosa il nostro Sé vibra, verso cosa e chi riusciamo ad emettere quei colori vivaci e traboccanti di energia che Warhol utilizza nei suoi dipinti.
La vera rivoluzione, allora, sta nell’inseguire i nostri stati d’animo anziché reprimerli e lasciarci condurre alla nostra vera essenza, al cuore del nostro Vesuvio interiore per prestargli ascolto e accoglierlo; solo così le scelte che prenderemo avranno il sapore dell’autenticità e della libertà.
Leukos
Stefania



Che belli questi racconti perché di vita vera. Non si parla di leggende e amori impossibili ma scorci di vita quanto più vicina: di perdita, di speranza, malinconia, sogni ovvero gli ingredienti delle vite di tutti noi.
Dorina,
grazie! Le storie che raccontiamo sono pezzi di vita reale e siamo felici che questo messaggio arrivi forte e chiaro. Scrivici ancora.
Leukos&Melas
Sono stati d’animo, momenti della vita, situazioni, che tutti quanti noi abbiamo provato e proviamo ancora. E aggiungo, per fortuna! Le inquietudini sono la testimonianza che siamo vivi e ancora capaci di percepire qualcosa, proprio come il respiro di un vulcano in eruzione (Melas descrive il Vesuvio ma io ho provato queste sensazioni con la mia Etna) che terrorizza ma al contempo affascina. Vorresti fuggire dal fragore e dalle meravigliose fontane di lava di un’ eruzione sommitale, ma l’attrazione e tale che non riesci ad andare. Quando sono salito sull’Etna per vedere l’eruzione, ero un ragazzino, ancora molto immaturo, con tanti dubbi sul futuro e con tante pressioni e consigli non richiesti da parte dei “grandi”. Due cose mi sono rimaste impresse nell’animo e non le dimenticherò mai: l’infinità di stelle che ho potuto vedere guardando in cielo, uno spettacolo che non avevo mai visto e che mi ha fatto sentire davvero piccolo e insignificante di fronte a tale infinito, e l’aver sentito sotto i miei piedi e attraverso il corpo, il respiro della mia “montagna”. Ogni sbuffo del cratere veniva accompagnato da un familiare boato che quasi all’istante si veniva investiti dallo spostamento d’aria. Uno scuotimento, quasi un tiepido abbraccio che anche se ti terrorizza, al contempo ti affascina. Anche in questo caso non puoi fare a meno di sentirti davvero minuscolo di fronte alla natura in tutte le sue manifestazioni. In questi momenti voli con la mente, ripensi alla tua vita e alle scelte fatte e a quelle che devi ancora fare. Non hai altre interferenze se non il richiamo della tua “montagna” che ti riporta al presente, come se in fondo in fondo ti conoscesse da sempre.
Le nostre inquietudini, ci suggeriscono che siamo vivi, dobbiamo soltanto imparare ad accoglierle e provare, come scrive Leukos, ad esplorarle per quanto possano essere dolorose. Solo facendo ciò potremmo conoscere meglio noi stessi.
Il fatto è che non è semplice.
Viviamo costantemente distratti da troppo rumore intorno, tanto da non permetterci di sentire il nostro animo. Non come il “sussurro” della mia Etna che, scuotendomi dolcemente, mi riportava al presente. È un tipo di rumore che dobbiamo imparare ad attenuare sempre più, in modo da poter ascoltare la voce che abbiamo dentro e provare a vivere più in sintonia con la nostra natura , rispettandola completamente.
Attraverso il tuo racconto abbiamo sentito le vibrazioni dell’Etna ed immaginato il cielo stellato che illuminava il cratere. Hai detto tutto, non aggiungiamo altro! Infinitamente grazie per aver condiviso con noi un pezzo della tua vita, scrivici ancora.
Leukos&Melas
Guardo dalla finestra e vedo il sorriso di una bimba che ride felice ogni volta che assapora
la brezza leggera del vento, che volteggia sull’altalena assaporando la libertà…
Allora giro lo sguardo e tutto attorno a me assume una dimensione diversa, mi rendo conto di colorare l’album della mia vita giorno dopo giorno, ed i colori passano dall’intensità del rosso vivo alle sfumature dei colori pastello. Assaporo lo scorrere del tempo che passa e l’album della mia vita che si colora sempre più…
Caterina,
Ti auguriamo che la tua vista possa essere sempre a colori.
Grazie e scrivici presto!
Leukos&Melas
Forse non ci crederete, ero seduta accanto ad una finestra con il cellulare in mano quando mi è arrivato il link e ho letto la storia che avete pubblicato. Quello che c’era fuori non era il mare che sogno sempre, ma l’ ospedale maggiore di Parma dove mio padre ha subito un intervento. Non credevo che il 2 luglio 2024 sarei stata di nuovo qui… Fortunatamente tutto è andato bene. Strano… ma leggendo questa storia sono rimasta stupita.
Il mare è la mia libertà ❤️❤️❤️
A volte delle coincidenze accadono per darci forza e coraggio nei momenti difficili. Auspichiamo che questa storia ti abbia tenuto compagnia… Grazie, scrivici ancora.
Leukos&Melas