“A casa tutti bene”, film del 2018 diretto da Gabriele Muccino
Melas:
Carissima Leukos,
Hai spento la luce.
Scrivi tu.
Ti racconti e condividi un pezzo della tua vita, mostri le tue fragilità e ci appari umana. Nel tuo scritto si evince la straordinaria capacità di chi anche se ha faticato e sofferto ha superato.
Sei pronta.
Il tema che affronti è universale e toccherà l’anima di ognuno di noi nel bene e nel male: LA FAMIGLIA.
Nonostante le trasformazioni sociali economiche e culturali, la famiglia ha ancora un suo valore simbolico, resta ancora una delle maggiori aspirazioni di un individuo.
In essa ci identifichiamo, attraverso essa ci esprimiamo, da essa a volte fuggiamo, ma quasi sempre, è dalla famiglia che poi torniamo per ritrovare noi stessi.
Melas
Qual’ è stata la tua tempesta interiore?
Raccontalo a Melas
DA “ LEUKOS vs LEUKOS ” A “ LEUKOS DENTRO LEUKOS ”
Leukos:
Questa volta tocca a me raccontarmi, sono io, la vostra Leukos.
Ho sentito crescere dentro di me il desiderio di scrivere questo articolo animata dalla consapevolezza che dietro le luci curate ed accurate che definiscono l’esperto ci sia inevitabilmente l’ombra di ciò che è umano, sempre e comunque.
Non aspettatevi argomenti da sviscerare poiché mi limiterò a testimoniare cosa voglia dire fermarsi, bloccarsi, trasformarsi, ripartire e addirittura ripetere gli stessi errori.
Si, perchè nessun individuo può dirsi completamente isolato dai contesti nei quali è inserito (la famiglia, gli amici, gli amori, il lavoro). E se mai abbiamo pensato questo, non ci ha certamente aiutato.
Nessuna famiglia può abbracciare per troppo tempo il mito delle personcine felici che ritroviamo sedute attorno ad un tavolo nelle pubblicità, nessun nucleo può dirsi immune all’ azione di ciò che inconsapevolmente è stato tramandato dalle generazioni passate.
Chiudere gli occhi di fronte a questa realtà sarebbe come imitare il comportamento della famiglia di Alba e Pietro, protagonisti della pellicola di G. Muccino, “A casa tutti bene”.
Un grande cast ed un unico ospite d’eccezione: l’irrisolto.
Una guest star che “interpreta” tutto ciò che i familiari hanno seppellito egregiamente grazie alla distanza emotiva (e fisica) tra loro e che potremmo riassumere con il detto “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.
Nel film, così come nella vita reale, arriva una tempesta che costringe tutti i familiari, riunitisi per un evento in una casa della coppia su un’isola, a permanere sotto lo stesso tetto per diversi giorni.
La tempesta, eh già. Un’immagine davvero calzante se pensiamo alla quiete (fittizia) che la precede.
Certo, nella mia premessa ho chiarito che avrei parlato di me.
Bene, sono l’ultima di quattro figlie femmine. Attualmente single e forse ancorata alle mie ambizioni al punto da renderle irraggiungibili.
Dovrei, a questo punto, possedere la facoltà di riconoscere il momento esatto in cui la tempesta si è palesata nella mia vita, scaraventando ogni certezza in aria, costringendomi a riarredare le stanze del mio inconscio e della mia anima.
Non è affatto facile, devo ammetterlo. Ma se c’è una cosa che il lavoro su me stessa mi ha permesso di fare è “attraversare” il cambiamento quando diventa così evidente da far paura, da metterti di fronte alla scelta di abitare nelle macerie o investire nella ristrutturazione prima che negli arredi.
Devo dire che cambiare mi spaventa ancora adesso, ma in alcune situazioni ho riconosciuto in me un coraggio che mai avrei pensato di possedere.
Di me si dice che sono “troppo indipendente”. Troppo. Si dice che non sappia chiedere aiuto. Vero.
Si dice che indosso una maschera in mezzo agli altri perché ho paura di mostrarmi per come sono. Aggiungerei che forse le maschere rendono più semplice la sopravvivenza in un mondo di “false accettazioni” dell’altro, ma sono dettagli.
Le mie tempeste, dunque. Il plurale è doveroso.
Quando si cresce in una famiglia numerosa come la mia è inevitabile ritrovarsi a “concorrere” per ottenere l’amore di tutti, e da figlia femmina specialmente del proprio papà.
Chiedere di essere “vista” e apprezzata è sempre stato difficile per me eppure non desideravo altro. E forse la mia incapacità di “chiedere” mi ha fatto apprezzare il vuoto, le insicurezze, la precarietà.
I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, attenzione. Però quello che si fa spazio nella mente di una bambina, di un’adolescente e di un’adulta è il risultato di tante piccole esperienze, belle e meno belle, che finiscono col definire la persona stessa. Devo molto al mio lavoro, allo sguardo che ho rivolto verso l’interno, verso le mie responsabilità e verso il mio modo “strampalato” di vivere le relazioni.
Ho vissuto ore, giorni, mesi, anni pensando di non essere abbastanza, di non meritare complimenti, di dover essere io a prendermi cura degli altri. E l’ho fatto davvero.
Fino a quando le tempeste che avevo evitato, mi hanno trovata. Senza alcun riparo.
L’ho fatto quando ho deciso di studiare lontano da casa perché “così nessuno poteva mettermi in mezzo”. L’ho fatto quando mi trovavo ad essere il fulcro inconsapevole ed equilibrato agli occhi degli altri, quella a cui chiedere consiglio, quella da mandare avanti per “chiedere il permesso a papà”.
La sorellanza è una tempesta vera e propria. Ed io sono arrivata per ultima, dopo che buona parte di ciò che c’era da sperimentare era stato sperimentato. Ad unirci c’è un grande amore ma anche una grande rivalità. Anzi, forse quest’ultima unisce più dell’amore stesso.
Non va tutto bene oggi. Non ci siamo ancora chiusi in casa, sulla nostra Isola. La tempesta familiare non ha ancora trovato il proprio arcobaleno.
La mia forse si. Perché ho capito che per crescere davvero ho dovuto rivedere l’idea che avevo dei miei genitori, delle mie sorelle, dei nonni. Ho cercato di assumere il punto di vista dell’altro, ho dato spazio ai miei desideri ed ho smesso di essere il “centro”.
Mi vedo adesso seduta sul molo.
Vedo i traghetti avvicinarsi.
Ho vinto la mia tempesta, ma mi aspetto di tornare sull’isola, accompagnata dalla mia famiglia e dal suo passato.
Leukos



In queste parole c’è tanta anima. Tanta storia! Grazie per questo regalo!
Ottavio,
grazie per il tuo commento.
In ogni storia che leggete c’è anima e cuore e quando ciò vi arriva per noi è bellissimo! Scrivici ancora e condividi con noi le tue emozioni.
Leukos & Melas
Leggendo questo articolo, sembra quasi che sia stata scritta la biografia di ognuno di noi!
Ognuno di noi ha attraversato le proprie tempeste e grazie a questo blog è possibile condividerle. Ho aperto a voi il mio cuore come voi fate con i vostri racconti. Grazie davvero❤️
Leukos & Melas