Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907, Olio su tela, New York (USA)
Adorata Leukos,
E’ la storia di Eroserena che scrive: “Voglio essere felice!”
Ma davvero la felicità può dipendere dalla nostra volontà?
Qualcuno sostiene anche dalle nostre scelte.
Ma quante volte è la vita a scegliere per noi? Quante volte nonostante il nostro impegno, le cose vanno diversamente?
Io credo cara Eroserena, che la felicità non è altro che un equilibrio che vada costantemente raggiunto e lo scopo del nostro tempo terreno è probabilmente questo.
Il percorso non è semplice, come tu stessa dici, ma non prescindere mai dalla consapevolezza.
Solo attraverso essa potrai gioire della felicità raggiunta o accettare e comprendere le tue insoddisfazioni.
SEI UNA DONNA CORAGGIOSA, NON MOLLARE!
Melas
LA MINIERA D’ORO
Eroserena
Cara Leukos,
Sono di ritorno dall’ennesima seduta di psicoterapia (ormai è un anno che ho deciso di intraprendere questa faticosa strada).
Sono giovane, quasi trentenne (a trent’anni oggi si è ancora considerati giovani, giusto?) e ho un buon lavoro, ma l’insoddisfazione bussa spesso alla mia porta.
“Avresti tutti gli strumenti per essere felice” mi dice lei, la dottoressa, e poi mi spiazza con un: “Tu decidi di essere infelice per non distaccarti dai membri della tua famiglia che sono tutti infelici e insoddisfatti” e allora la sua durezza mi fa sprofondare ancor più nel mio abisso scuro e profondo.
Io voglio essere felice, ma non per questo trovo sia un percorso facile e soprattutto chiaro.
Negli ultimi anni ho messo in discussione gran parte della mia vita (ho chiuso una relazione molto lunga e ne porto ancora le brucianti ferite) e ho iniziato la terapia (e mi chiedo ancora se sia stata effettivamente una buona idea…).
Dopo ogni seduta puntualmente si fanno spazio altri pensieri, altri bocconi amari da ingoiare, altre pietanze difficili da digerire e allora mi chiedo: “non è forse più facile vivere inconsapevoli con sprazzi di felicità, anziché vivere consapevoli e infelici?”
E poi ancora: “a cosa mi porterà tutto questo dolore?”.
Non l’ho capito e forse non lo capirò mai.
Perché ho iniziato se sono al punto di partenza?
Eroserena
Felicemente inconsapevoli o serenamente consapevoli?
Raccontalo a Melas
Leukos:
La consapevolezza è un dono raro e prezioso, la si potrebbe immaginare come un antico e pesante vagone da miniera che trasporta i minatori nelle profondità della terra, in cui luce e ossigeno scarseggiano, la paura dell’oscurità inizia a scalpitare e il silenzio diventa sempre più rumoroso. Il viaggio verso la consapevolezza ha le stesse sfumature scure e cupe di una miniera e lo stesso acre e pungente odore di fatica e coraggio.
Alessandro D’Avenia, in “L’arte di essere fragili”, scrive: <<Crescere non è avere successo, ma è discendere, andare in profondità, dove il rapimento può mettere radici.
Creare senza lasciarsi paralizzare dalla paura di fallire è il modo per far sì che il rapimento diventi realtà feconda.
Non fa forse così ogni seme? Cerca profondità perché cerca la luce, cerca di morire nella terra perché cerca di vivere nella luce>>.
Il viaggio della consapevolezza è un viaggio che non può non toccare gli abissi emotivi più profondi, se così non fosse si tratterebbe di pura illusione, di un viaggio immaginato ma non vissuto.
Viverlo richiede, invece, la presenza a sé, delle proprie emozioni, dei propri pensieri e del proprio corpo; viverlo comporta inevitabilmente il dolore, la stanchezza e la fatica, la stessa fatica che provano i minatori ad ogni picconata. Perché lo fanno? Perché è nelle profondità che si trova l’oro, ossia l’autenticità del sé, la preziosa pepita che darà nuova luce allo sguardo, alla propria storia e ai segreti dolori che si custodiscono.
Una luce brillante e vibrante, la stessa luce che emana Adele Bloch-Bauer I nel ritratto dipinto da Klimt.
La luce che sprigiona la figlia dell’imperatore è così ipnotica e calda che sembra quasi avvolgere l’osservatore nel lungo e dorato abito, abito che ciascuno di noi può rendere unico e pregiato attraverso il viaggio nelle proprie profondità.
Si, perché il viaggio della consapevolezza dona, ad ogni nuova discesa, un nuovo prezioso gioiello che andrà ad impreziosire sempre di più la storia della propria vita.
Leukos


