Edward Hopper, Morning Sun, 1952, USA, Columbus Museum of Art
Cara Leukos,
ti affido il mio stato d’animo, e ti scrivo quello che sto provando affinché il ricordo di questo giorno, rimanga impresso attraverso la mia memoria.
Melas
Meravigliosa Solitudine
All’improvviso ti scopri a riflettere…
Ti ritrovi dopo svariati minuti a fissare nel vuoto, e che quello che hai davanti sia un soffitto o uno splendido tramonto, poco importa, perché sei così in fondo ai tuoi pensieri che non c’è altro posto in cui vorresti essere. Ciò che accade è un vero e proprio dialogo muto che avviene con la propria anima, con toni a volte accesi, a volte pacati a seconda di quale sia la tua inquetudine. La comunicazione che attui con te stesso può indurre al ricordo, ed è il silenzio allora, a prendere il sopravvento, diventando protagonista assoluta la memoria.
La memoria… Ci dona la straordinaria capacità di rievocare, rivivere e, più diventa viva, più il silenzio si trasforma in rumore assordante dentro il quale mente e cuore si mostrano inermi.
Nasciamo menti pensanti, eppure la capacità di formulare un pensiero consapevole, di solito sopraggiunge con la maturità, ed è attraverso gli interrogativi che poniamo a noi stessi, o a causa di eventi che inevitabilmente invadono la nostra esistenza, che ci rifugiamo nei nostri pensieri in una sorta di: “meravigliosa solitudine”.
In alcuni casi, la meditazione è finalizzata alla risoluzione, ma nella maggior parte delle volte, ahimé, ci fermiamo a riflettere solo per rasserenare o prenderci cura della nostra anima affinché possa accettare, superare, e continuare a vivere.
Oggi ho saputo di te,
e ho avuto bisogno di fissare il vuoto.
Ho parlato a lungo con me stessa ma senza trovare risposte e cosi ho cominciato a ricordare e…
Ed allora: il silenzio.
Dopo, tanto rumore dentro e fuori…
Tu, nei ricordi più belli dei nei miei anni leggeri,
Tu, l’amico, mai dimenticato.
Ti abbraccio con la mente per l’ultima volta e mi prendo cura della mia anima, accettando quello che ti è accaduto.
A presto amico caro, con te nel cielo adesso non ho più paura.
Ps: Quello che ho difronte è un bellissimo tramonto, ti ritrovo nei suoi colori ascoltando il mix che ci piaceva (Passion di Anthony Romeno).
Melas
E tu? Temi la solitudine o sei pronto al dialogo con te stesso?
Raccontalo a Melas
Leukos:
“Il Sole della solitudine”
Melas, nel tuo “bisogno di fermarti e fissare il vuoto” c’è il desiderio di ogni individuo di vedere il tempo rallentare, di concedersi spazio per le proprie emozioni, di ritagliarsi momenti nei quali tollerare l’incertezza senza fuggire dall’incessante rumore dei pensieri.
Affrontare il nostro mondo interiore e dialogare con esso senza filtri, non è un compito facile e spesso siamo portati a spegnere quella parte di noi pur di non concedere alla sofferenza un accesso alla nostra realtà quotidiana.
Ciò che è celato tra i ricordi è di fondamentale importanza, ma altrettanto importante è darsi una possibilità di vivere nel presente senza timore. Infatti, ricordare un evento, una persona, un periodo della nostra vita può farci sperimentare le emozioni provate in quel momento, esattamente come se l’evento stesso si stesse ripresentando a noi. Ne deriva inevitabilmente il rischio di restare imprigionati in quei ricordi ed intraprendere un dialogo interiore destinato a lasciarci immobili, fermi in quell’emozione non elaborata, schiavi di un tempo che non tornerà più.
Ma dove risiede la bellezza del fermarsi e restare “soli” con i propri pensieri? La solitudine è vita, è un fiore di creatività pronta a sbocciare.
Trascorriamo le nostre giornate alla costante ricerca di stimoli, di compagnia, di folla (dentro e fuori). Molti tremano al pensiero di restare soli, altri addirittura pensano di non meritarlo quel tempo. Altri ancora, al contrario, decidono di isolarsi perché le richieste del mondo esterno vengono da loro vissute come eccessive. Eppure, solitudine ed isolamento sono due concetti estremamente differenti. La solitudine può davvero permetterci di ascoltare il nostro corpo, le nostre sensazioni, il nostro sentire. L’isolamento, al contrario, contribuisce a quello stato di immobilità” citato in precedenza. Quando accettiamo di vivere una “meravigliosa solitudine” stiamo offrendo a noi stessi la possibilità di creare qualcosa di nuovo, possiamo trovare risposta a quesiti che ci poniamo troppo frettolosamente ogni giorno, possiamo decidere di ricordare senza divenire preda del dolore.
Immagino allora una stanza, un letto, una finestra sul mondo. Ed immediatamente penso ad un’opera di Edward Hopper, “Morning sun”. La solitudine è un tema caro all’autore ed io vorrei soffermarmi sul dipinto considerando gli effetti positivi del silenzio intorno a noi.
Una giovane donna, degli abiti chiari, una luce che invade la camera. Una postura riflessiva, lo sguardo rivolto verso la finestra, un letto rifatto che sembra confermare il suo essere sola.
Quest’opera rasserena, le luci e le ombre sembrano dire “Tranquilla, sosta nelle tue emozioni. Non fuggire, non c’è motivo di aver paura”.
Desiderare la solitudine equivale a preparare il “Sé” affinchè possa affrontare le tempeste, affinchè esso possa conoscersi e ri-conoscersi, scomporsi e ricomporsi, definirsi e ridefinirsi.
Il potere dello star soli con il proprio mondo interno ricorda la luce che entra in quella stanza di Hopper. Una luce così forte da far crollare i muri invalicabili che abbiamo innalzato tra noi e la nostra storia, una luce che ci rende “Io”, una luce che ci rende “Noi”.
Un Sole, dunque. Un sole nella solitudine.
Dunque, accogliete quella luce quando si mostra a voi, fermate il tempo e scegliete di accendere le vostre zone d’ombra.
Restate in attesa così come fa quella giovane donna.
Illuminate i ricordi con questo Sole e pulite le vostre lenti preferite in modo da vedere con occhi nuovi…il presente!
Leukos


