Edvard Munch, L’urlo, 1893, tempera, pastello su cartone, cm 91×73,5, Oslo, Galleria Nazionale
Leukos,
Maria Antonietta lascia fluire le sue emozioni, le scrive per la prima volta e le invia a noi.
E’ un’esperienza molto forte quella che racconta, dove paura l’accompagnerà per molti anni e, solo attraverso un
percorso di consapevolezza riuscirà a perdonare ed a superare.
Maria Antonietta grazie per aver voluto condividere con noi un capitolo così doloroso della tua vita.
Melas
LA PAURA
Carissime Leukos e Melas
L’invito a raccontarvi una storia, l’invito a condividere emozioni, di qualunque natura esse siano, mi ha riportato ad un po’ di anni fa, ad una storia non troppo piacevole ed ho deciso, per la prima volta dopo 23 anni, di mettere nero su bianco ciò che ho provato.
Era d’estate, il 28 giugno 1998, dopo una lunga e pesante giornata di studio in vista del prossimo esame all’università, decido di ristorarmi dalla stanchezza e dalla calura uscendo per una passeggiata in bici, per
le vie del paese. Percorro le strade, il venticello causato dal lieve spostamento dell’aria mi rinfresca il viso, mi sento sollevata, rilassata.
Fuori le porte, lungo le strade la gente è seduta a chiacchierare e godersi il fresco della sera . Passo e saluto tutti sorridendo, augurando buonasera a destra e a manca…non sapendo che quel saluto educato e
gioioso rivolto sempre a tutti, indipendentemente dalla conoscenza o meno, di lì a poco sarebbe stato la causa scatenante di una aggressione.
Una donna, che poi ho saputo essere malata di mente, elabora, nella sua mente già provata, quel saluto come un’offesa, come una parola sconcia, un insulto…si reca in cucina, prende un coltello ed esce di casa,
si avvia tra le strade del paese e mi trova, ferma a chiacchierare con dei parenti, mi arriva alle spalle e mi colpisce fortemente, inveendo verbalmente contro di me, accusandomi di averla apostrofata con
parolacce, mentre tutti fuggono, un giovane , uno solo, le salta addosso, le toglie il coltello dalle mani e lo getta via in un giardino lì vicino.
Intanto scappo, urlo, ero scioccata….
La fortuna vuole che il coltello, sebbene di grande dimensione, aveva la punta arrotondata, per cui non mi aveva provocato lesioni fisiche.
Ricordo i carabinieri, ricordo l’ospedale, ricordo la notte infinita durante la quale ho pianto ininterrottamente tutte le lacrime che avevo.
Non ho denunciato, ho avuto pietà per lo stato di salute di quella donna, nonostante la sua famiglia non mi abbia mai nemmeno chiesto scusa.
Quel colpo alla schiena non mi aveva causato ferite fisiche, tranne un livido, ma mi aprì alla paura, che mai mi ha abbandonato da allora.
Paura quando la vedevo, paura di essere aggredita.
Si perché quando ti colpiscono alle spalle ti rendi conto che non puoi essere più tranquilla.
Ancora oggi se sento qualcuno camminare dietro di me mi batte il cuore all’impazzata, mi fermo e mi giro dietro, se sono sola in macchina chiudo la sicura, se sento urlare mi agito…
Seguì un periodo in cui somatizzai l’accaduto, avevo giustificato ma non metabolizzato e allora tutti i mali fisici fecero la loro comparsa.
Con il tempo ho elaborato, ho superato.
Quella donna non c’è più…
Ho avuto pena per lei, per la sua vita, per la sua delusione d’amore che l’aveva fatta impazzire, per la sua vita infelice, per la sua morte.
L’ho perdonata da sempre e quando ogni tanto mi ritorna alla mente prego per lei e spero abbia finalmente trovato pace.
Ad ogni modo le persone con disturbi mentali devono essere aiutate nel modo giusto, perché possono essere molto pericolose per sé e per gli altri.
Grazie a Dio l’aggressione che ho subito non ha avuto conseguenze, ma tanti invece ci hanno rimesso la vita per mano di persone instabili.
Un caro saluto Leukos e Melas, e auguri per questo vostro progetto che trovo strepitoso.
Maria Antonietta
Quali sono le tue paure?
Raccontalo a Melas
Leukos:
La paura è un’emozione primaria che si attiva in presenza di pericoli reali o immaginari. Le sensazioni di insicurezza, preoccupazione e angoscia sperimentate in relazione allo stimolo pauroso possono essere momentanee, e quindi essere avvertite solo nel momento dell’accaduto, oppure entrarci dentro e non abbandonarci, come nel caso di Maria Antonietta.
La paura ci invita a guardare in direzione della precarietà della vita e del senso di impotenza. Ci fa assaporare la radice della nostra umanità, fatta di fragilità e incertezze, ma, allo stesso tempo, ci consente di preservarla perché, come un allarme rosso, la paura attiva processi attentivi e valutativi che ci consentono di sondare il campo prima di qualsivoglia azione.
È il giusto equilibrio tra le due funzioni della paura a consentire il benessere, se il peso dovesse, invece, pendere maggiormente verso una delle due estremità, la paura da risposta adattiva può tramutarsi in risposta patologica e invalidante.
L’emozione della paura, quando pregnante, assegna toni particolarmente accesi e intensi alle situazioni circostanti, proprio come nel quadro di Munch “L’urlo”. Tutto intorno a sé produce preoccupazione, ansia, possibilità di pericolo, cambia la percezione degli stimoli interni ed esterni e si vive in un costante stato di tensione e allerta perché la mente, già sorpresa una volta da un evento spiacevole, non può permettersi di farsi trovare
nuovamente impreparata.
La maschera sociale che si indossa quotidianamente può celare un sentire ben differente, di cui la persona si fa portatrice e che ha tratti simili a quelli dell’uomo sul ponte dipinto da Munch: occhi spalancati, assenza di colori e corpo tremolante. Quanto più intensa è la paura, tanto più essa lascerà traccia nel corpo e nella mente diventando totalizzante, ingombrante e invalidante. Il rischio è che la paura possa ostacolare la crescita, l’apertura al mondo, agli altri, rimpicciolire anziché ampliare, ma, se prendiamo a prestito i grandi e spalancati occhi dell’uomo di Munch, possiamo notare che proprio sullo stesso ponte, in lontananza, si intravedono due figure, poco definite. Lì vi è un’ancora di salvezza: le relazioni.
Quando sentiamo che la paura sta restringendo sempre più il campo della nostra vita, è la fiducia nelle relazioni a trarci in salvo, allargando e colorando il cerchio opprimente. Le relazioni hanno il prezioso potere di offrire sguardi e punti di vista alternativi che possono aiutare a vivere il pericolo in un modo diverso e nuovo.
Un mondo senza paura non può esistere, non sarebbe umanamente possibile.
La vera grande ricchezza è sperimentarla, sentirla e farvisi attraversare per comprendere che nonostante tutto sei ancora qui.
Leukos


