In Pausa

Walter Chiari e Monique Chevalier, Vogue, Aprile 1962 , Ph: Bert Stern 

Cara Leukos,

da questa settimana restituisco la tastiera…

Sottopongo al tuo “sapere” l’articolo di G. che descrive minuziosamente un “istante” che tutti nella vita, prima o poi, sperimentiamo attraverso le relazioni.

Qualcosa su cui consiglio al lettore di soffermarsi, perché a volte proprio quell’istante che inaspettatamente ci apprestiamo a vivere ha il potere di cambiarci la vita o paradossalmente rimanere tale, rendendo però speciale quello che stiamo vivendo.

Parlami come solo tu sai fare, dell’alchimia che sopraggiunge in

quell’istante…

 

Melas

PER UN ISTANTE DI(VINO)

 

Immagina di entrare in un locale pieno di gente, anche se è difficile solo immaginarlo in questo periodo di pandemia e ad un tratto di inciampare in qualcosa. Non te lo saresti minimamente aspettato e nemmeno avresti mai creduto di poterlo notare. Inciampi in un dettaglio… 

Nonostante si dica spesso che i dettagli fanno la differenza, in fin dei conti rimaniamo sempre stupiti quando ne notiamo uno, o forse in questo caso quando lui nota noi. 

È così che sfiori una mano, senti un profumo, intravedi un gesto o semplicemente incroci uno sguardo ed inspiegabilmente provi una sensazione, descriverla è difficile quasi quanto avere la fortuna di provarla. La stessa fortuna che se gioca nella tua squadra farà l’assist per poter andare oltre il dettaglio e per scoprire un mondo. 

A proposito della dea bendata, impossibile non sottolineare come questa sia fondamentale in certe situazioni ed in particolare quando dispensa in maniera del tutto casuale eventi favorevoli, ossia quell’insieme di circostanze non solo conformi ai nostri desideri ma addirittura superiori agli stessi, poiché è a ciò che tutto si riduce, ad un desiderio. Tutti noi abbiamo sognato almeno una volta nella vita di imbatterci in quello che viene comunemente denominato “colpo di fulmine“, tema di cui si può leggere tanto nelle riviste quanto nelle grandi opere. lo vorrei invece parlare di qualcosa che con l’amore a prima vista non ha nulla a che fare, anzi, è praticamente il contrario, necessita di tempo. 

 

Inizia così, con un incontro, casualmente, come tutte le cose più belle… 

Sei in un locale affollatissimo con degli amici, fuori fa così freddo che nemmeno tre negroni riuscirebbero a scongelarti e tu stai aspettando che ti portino il primo, mentre una tua amica ti presenta tre persone delle quali non ricordi neppure il nome.

Ridi con i tuoi amici e dopo ben venti minuti il tuo drink non è ancora arrivato, allora alzi lo sguardo per cercare di capire quanto ci sia da attendere ed in quel momento uno dei “senza nome” ti allunga il suo calice di vino. Credo che questa sia una di quelle occasioni in cui il tempo sia letteralmente prezioso, perché quel “senza nome” (a cui ognuno di noi darà il nome che preferisce) riesce a catturare la nostra attenzione. Ti sfiora la mano e da persona attenta ai dettagli quale sei, non puoi ignorare la sensazione di quell‘istante. Successivamente ti ritrovi allo stesso tavolo con i tuoi amici, lei seduta accanto a te con i suoi e tu senti quest’ attrazione inspiegabile. 

Per una serie di circostanze fortunate o semplicemente create dalla persona stessa, finisci per parlarci ed è così che conosci quello che posso definire “un estraneo che ti appartiene“. È il termine migliore che abbia trovato per descrivere queste persone. Sono davanti a te, sotto il tuo naso, in un primo momento neanche le noti, probabilmente perché si perdono nell’insieme, eppure quando poi le conosci fanno la differenza. 

Già prima che parlino scatta qualcosa dentro di te, senti che qualcosa ti attrae e pur rendendomi conto che in qualche occasione un negroni di troppo rende attraente anche il palo della luce, devo sottolineare che non si tratta di quel tipo di attrazione. È qualcosa che provi quando sfiori una mano oppure incroci uno sguardo ed il tempo ti regala un momento di altissima intensità. Nel mentre la fortuna interviene per creare l’occasione in cui avrai una conversazione con questo estraneo che darà l’idea di conoscerti da una vita.

 

Leonardo Di Caprio nel film “Inception” evidenzia come il parassita più resistente della terra non sia un batterio, né un virus (anche se sicuramente il Covid–19 ci sta facendo sorgere qualche dubbio) ma bensì un‘idea, altamente contagiosa e difficile da sradicare. Sarà forse per questo motivo, per quest’idea di appartenersi, che ci permettiamo di lasciarci andare a tal punto da scoprire un mondo nuovo. È incredibile come sia uno sconosciuto a mostrarci qualcosa di nostro, perché il mondo di cui parlo è parte di noi.

Questa persona fa emergere un lato del nostro essere che prima non immaginavamo di avere e ci fa scoprire emozioni che non avevamo mai provato, quantomeno non in maniera così intensa. 

E poi?

Beh...poi potrà entrare a far parte della nostra vita o semplicemente rimanere una delle persone che abbiamo avuto l’opportunità di incontrare quella fredda sera di dicembre. 

 

C’è chi sostiene che ognuno di noi è la somma di tutti i momenti che abbiamo vissuto, con le persone che abbiamo conosciuto e che questi momenti diventano la nostra storia. Perciò, in ogni caso, comunque vada, avremo una bella storia da raccontare...magari in un bar davanti ad un buon negroni (zona bianca permettendo). 

In fondo quello che importa è essere stati protagonisti di quel perfetto frangente di tempo perché siamo così, spinti da istinti ad amare gli istanti. 

 

G.

 Cosa desidero io?

Sono pronta/o a lasciarmi andare per scoprire un mondo nuovo o voglio continuare a tenere ben chiusa la porta del cuore?

Raccontalo a Melas

Leukos:

Se è vera l’affermazione dell’astrofisica Margherita Hack secondo cui noi esseri umani siamo fatti di stelle, allora si spiegherebbe da cosa derivano i nostri desideri. Desiderio, infatti, è una parola di origine latina, composta dalla preposizione de- che in latino ha un’accezione negativa e dal termine sidus che significa stella.

Desiderare, quindi, significa letteralmente “mancanza di stelle”, indica la percezione di una mancanza che dà vita al sentimento di ricerca appassionata, al movimento della volontà verso ciò che ci manca. 

Ogni essere umano è un piccolo universo, custode di esplosive supernove, tempeste solari e buchi neri, invisibili ma con un’intensità gravitazionale così grande da attrarre a sé qualsiasi cosa ruoti nelle sue vicinanze. 

 

I buchi neri sono le lacerazioni e le ferite che la vita, inevitabilmente, lascia nei cuori di chi esperisce il mondo, di chi vive e sperimenta le emozioni, sono i bisogni più intimi e inconsci che guidano i nostri comportamenti. I buchi neri sono regioni delle nostre menti che chiedono di essere viste, di essere accolte e curate. In che modo è possibile prendersi cura dei propri buchi neri? Attraverso le relazioni. 

Le relazioni (amore, amicizia, famiglia) curano. La cura deriva dal fatto che esse aprono mondi nuovi, inesplorati, costruiscono ponti tra buchi neri. È grazie a quel ponte che sentiamo l’appartenenza all’altro, all’estraneo, proprio come ci scrive G.

I nostri desideri più profondi incontrano altri universi, altrettanti desideri, e si riconoscono, si scambiano, si fondono proprio come avviene nella scultura “Ali e Nino” dello scultore georgiano Tamar Kvesitadze. 

Due corpi, quelli di un uomo e una donna. Due corpi d’acciaio, titanici, imponenti. Due corpi inizialmente distanti e lontani. Lentamente si avvicinano ed è possibile vedere le mancanze che quei due corpi, così possenti, portano con sé, ma saranno proprio quei vuoti il punto d’attracco per l’unione. E così, i corpi di Ali e Nino si fondono fino a completarsi, fino a riempirsi reciprocamente gli spazi vuoti e a sentirsi completi. 

La scultura di Tamar Kvesitadze incarna alla perfezione l’ideale romantico dell’amore inteso come fusione, come incastro perfetto di un puzzle, ma è davvero così? Lungi dal rompere l’incantesimo, è interessante osservare ciò che accade immediatamente dopo la fusione di Ali e Nino. Una volta che i due corpi si sono incontrati, pian piano si distaccano fino ad allontanarsi. E cosa resta? Restano i due corpi di partenza, con le stesse identiche mancanze. 

Ho forse interrotto la poesia? Probabilmente si e quello che state sperimentando ora è la stessa sensazione che si prova nel passaggio dall’innamoramento all’amore, dall’euforia alla maturità, dalla simbiosi alla differenziazione. 

Prendersi cura dei propri buchi neri significa avere il coraggio di guardarsi dentro, di toccare con mano il fallimento, la frustrazione, il dolore che hanno accompagnato attimi della nostra vita. Bonificare quelle aree significa crescere, amarsi, amare la propria storia e le proprie radici perché solo quando ci si ama ci si può avvicinare sinceramente e incondizionatamente all’altro. 

L’amore non è la speranza che qualcuno si prenda cura delle nostre ferite né significa riempire i vuoti dell’altro, altrimenti saremmo destinati ad una vita di dipendenza e mancanza, ma è curiosità per ciò che l’altro suscita in noi, per ciò che ci fa sperimentare. Come scrive infatti G., incredibilmente lo sconosciuto ci mostra sempre qualcosa di nostro e, se non abbiamo fatto i conti con ciò che teniamo serrato dentro le porte sigillate del nostro cuore, è difficile che possa sprigionarsi l’autentica meraviglia dell’unione.

Prendiamo allora esempio dalla curiosità dei bambini e facciamoci tante domande: perché mi attrae così tanto quella persona? Perché provo fastidio nel vederla? Mi ricorda qualcuno della mia storia? Chi? 

E soprattutto: cosa desidero io? Sono pronta/o a lasciarmi andare per scoprire un mondo nuovo, sia dentro che fuori di me, oppure voglio continuare a tenere ben chiusa la porta del cuore?

Come canta Caparezza, “non serve nient’altro che fare una scelta”, che sia essa eroica o patetica ciò che conta è incuriosirsi della propria vita e della propria storia e, per poterlo fare, indispensabili sono gli amici, le amiche, i parenti o i partner, in breve le relazioni, che aprono mondi sconosciuti in cui addentrarsi per conoscere un po’ l’altro e meglio noi stessi. 

Leukos

4 commenti

  1. L’incontro casuale dici… bhe ! È a dir poco stupendo !! Ti suscita tutto , anche di te stesso ed il perché di tanta attrazione e CURIOSITÀ in quel momento , in quella persona e situazione , per se stessi incomprensibile eppure di cosi magico ?

    • Luke,
      …magico al punto da rivoluzionare la propria vita o da rimanere un “istante” indimenticabile?
      Grazie

      Leukos & Melas

  2. È bello leggere parole che percorrono strade diverse (arte, cinema, politica e altro ancora) ma che si rincongiungono in un senso comune, anzi direi comunitario, perché riguarda tutti noi, compreso ovviamente il sottoscritto

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