E. Hemingway, “Addio alle armi” (A Farewell to Arms), 1929.
Leukos,
MM affronta il dolore o come meglio dice, lo guarda in faccia.
Il dolore descritto è quello dell’anima, quello che mentre si finge il tuo migliore amico e ti culla nella solitudine, ti scava dentro fino a svuotarti completamente.
MM, con la sua corazza di fragilità ha combattuto la sua guerra con chi si fingeva suo amico, ed ha ripreso a respirare la vita.
Melas
ARMATI DI FRAGILITA’
Un giorno ti svegli, e finalmente ricominci a respirare. E allora, quel mondo tutto tuo, in cui ti sei chiuso, si riapre. La bolla in cui ti sentivi tanto sicuro, lontano dal dolore, lontano dalle persone, lontano dai sentimenti.
Credo che dopo aver provato certi dolori, dolori che ti hanno fatto piangere come un bambino, fino a non avere più lacrime, siamo consapevoli di arrivare a un certo punto in cui ritroviamo una certa calma, malinconica, oltre alla quale abbiamo quasi la certezza non succederà più nulla. Quel momento in cui, il muro attorno a te è diventato talmente alto da non riuscire più a far entrare niente. Una corazza, dietro la quale ti senti protetto, senza paura di essere ferito ma che, allo stesso tempo, non ti permette di vivere attimi di gioia e momenti felici.
Però, un giorno, così, senza nemmeno accorgertene, quella bolla è sparita: sei di nuovo libero.
I tramonti riacquistano il loro splendore, apprezzi nuovamente la spensieratezza di una passeggiata, le conversazioni tra amici. Riscopri il piacere di essere a contatto con le persone e rispuntano le emozioni. Ma è proprio lì che ti accorgi che sei cambiato, sei diverso, senti delle emozioni interessanti ma ancora difficili da capire.
A volte il tempo dietro quei mattoni sono anni e, inevitabilmente ti trovi a dover gestire di nuovo quelle emozioni che prima ti facevano tanto paura, e a quel punto, ti rendi conto che sei impaurito ma non più dagli altri, ora da te stesso, dalle tue reazioni, dai tuoi comportamenti, da come tu gestisci le tue emozioni. Ma è proprio qui che dobbiamo voltare pagina, ci accorgiamo che quel muro costruito giorno dopo giorno era solo una nostra difesa dal dolore e non la soluzione a quel dolore. Frase banale, sembrerebbe, semplice e ovvia, ma che nella realtà è difficile applicare.
È nel momento in cui ci permettiamo di rimetterci in gioco che capiamo se abbiamo veramente superato quel dolore, se siamo disposti davvero a riprovarlo. Sei finalmente libero quando guardi il dolore dritto in faccia e non sei triste, non provi malessere, perché sai che l’hai gestito, affrontato e superato. Hai accettato di essere caduto, di esserti fatto male e di aver commesso un errore. Ma ti sei rialzato, perché siamo umani e gli errori ci permettono di cambiare, dobbiamo esserne consapevoli. Consapevoli che quel cambiamento è stato genuino, abbiamo guardato dentro noi stessi e abbiamo lavorato su noi stessi.
E allora ci riapriamo al mondo, a testa alta, fieri di ciò che siamo, della nostra autenticità, conoscendoci un po’ di più.
MM
E tu, quanto sei forte?
Raccontalo a Melas
Leukos:
Mi emoziono dunque sono.
La parola emozione deriva dal latino emovère (ex: fuori, movere: muovere), letteralmente trasportar fuori, smuovere, agitare. La vita, con il suo tocco quotidiano, mescola il flusso emotivo dentro di noi e tira fuori, dal profondo lago interiore, le emozioni.
Emozionarsi significa prendere parte ad un intenso viaggio da dentro a fuori, dal personale al collettivo. A volte, però, il tragitto può essere talmente stancante e doloroso da non sentire di avere le necessarie energie per poterlo affrontare. Per cui, si decelera, si abbandona il volante e ci si rintana in una bolla lontana dal tempo e dall’inarrestabile frenesia del mondo.
Silenzio.
Fuori, la vita scorre con suoni ovattati, camuffati e lontani. Dentro è solitudine, tristezza, dolore. È buio. Non a caso, tristezza deriva dal sanscrito trsta, “oscuro”, “torbido”. Cosa significa nuotare in acque torbide? Immaginiamo il lago profondo di cui sopra. Immaginiamo di essere al centro di quel lago, immerso nella notte. A galla, a farci compagnia, l’ignoto, la paura, la nostalgia dei momenti sereni e l’incertezza del
domani. Come catene arrugginite, questi sentimenti attanagliano il cuore, ostacolando il suo battito libero e involontario. Bloccano, facendoci dimenticare che il ritorno all’oscurità è l’unica via praticabile per sentire l’umanità e vivere la meraviglia dell’universo.
Tutti veniamo dall’oscurità, generatrice e nutriente, che ci ha cullato per nove lunghi mesi prima di lasciarci alla luce della vita; necessitiamo di oscurità per poter mirare, lontani dall’inquinamento luminoso dell’ostentata felicità, l’infinità di stelle. Abbiamo bisogno dell’oscurità per ritornare a sentire la radice della nostra umanità, fatta di emozioni, di tutte le emozioni, perché non esistono emozioni positive ed emozioni negative. Esistono le emozioni. E quanto più riusciamo a percorrerle tutte, tanto più potremo sentirci vivi, pieni, umani.
Anche nella notte più buia, le stelle sono lì, in alto, a tenerci compagnia, ci incoraggiano a trasformare l’ansia in adrenalina per nuotare fino alla riva. E una volta giunti, non saremo gli stessi di prima, perché il dolore è un potente agente di trasformazione.
“Il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati”, scriveva Ernest Hemngway.
Chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito spezzato? La krisis, la rottura, è condizione inevitabile dell’esistenza: un seme non può germogliare se non rompe il guscio esterno, se non entra in crisi. Lasciamo, allora, che il dolore ci abiti per un po’, anche se fa paura.
Poi, con molta premura, raccogliamo i pezzi rotti, le nostre parti interrotte e spezzate e, come nell’arte giapponese del Kintsugi, valorizziamoli unendoli con l’oro. È l’amorevole cura dedicata ai punti spezzati a rendere le nostre vite uniche, irripetibili e preziose.
Leukos



La retorica dei buoni sentimenti è una spessa coltre che stendiamo sull’ambivalenza della nostra anima, dove l’amore si incatena con l’odio, il piacere con il dolore, la benedizione con la maledizione, la luce del giorno con il buio della notte, perché nel profondo tutte le cose sono intrecciate in un’invisibile disarmonia.
E scrutare l’abisso che queste cose sottende è compito ormai trascurato della nostra cultura che con troppa semplicità distingue il bene dal male, come se i due non si fossero mai incontrati e affratellati.
Galimberti ?
Andrea,
ottima ed appropriata citazione.
Grazie.
Leukos & Melas
Bellissimo articolo… Pura verità è il dolore che ci fa crescere, capire e maturare nella vita, il saperlo affrontare combatterlo e vincerlo
Grazie per il tuo commento!
Leukos & Melas
Grazie per aver letto e commentato.
Leukos & Melas
È proprio vero “Il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati”. Mi sento di appartenere alla categoria di chi si è spezzata e si sente più forte proprio nei punti spezzati.
Nel leggere questo articolo quello che ha attirato maggiormente la mia curiosità e mi ha dato uno spunto di riflessione, è stato il valorizzare i punti spezzati. Nella mia esperienza ho cercato,in un primo momento, di rimuoverli, di non ritornarci per il troppo dolore che mi arrecavano, ma nel momento in cui ho iniziato a farci i conti e a trarne il meglio( quindi valorizzandoli) mi sono resa conto che è stato proprio da quel dolore che la mia forza, forse mai conosciuta, è emersa. Quindi sì i punti spezzati vanno valorizzati, riuniti e curati amorevolmente, perché attraverso questa dedizione, questa cura di essi, mi sono resa conto di essere molto di più di ciò che ero prima, senza i miei punti spezzati. Di strada ne ho ancora molta da fare per ritornare pienamente ad una me a 360 gradi, ma il dolore insegna e bisogna viverlo, non eluderlo, perché una volta che l’hai vissuto, non sarai la stessa, ma sicuro sarai molto di più di quello che tu stessa immagini. È proprio dopo una tempesta che esce l’arcobaleno, io mi auguro che ognuno di noi trovi sempre il suo arcobaleno, nonostante tutto.
Grazie per questo altro vostro contributo Leukos e Melas?
Lasciarsi “abitare” dal dolore, custodirlo, renderlo pulito e finalmente cambiare casa. Bellissimo articolo❤️
Carmen,
Raccontaci del tuo dolore a lieto fine…
Grazie!
Leukos & Melas